mercoledì 8 luglio 2020

QUANDO LA (BELLA) MUSICA E' SOVRANA di Stefania Zanardi


Casa della Musica - Palazzo Cusani | La ToscaniniC’era una volta un Re...quante volte le nostre orecchie di bambini e bambine hanno ascoltato e assaporato sognanti queste parole, preludio alla fiaba di turno che sarebbe stata a noi tanto cara…

Ed ecco che le suddette parole, nel cortile della suggestiva Casa della Musica, sono diventate il titolo dello spettacolo sulla grande canzone d’autore, in un excursus musicale ma pure di racconti e ricordi in onore di grandi autori, cantanti e cantautori per appassionati non proprio di primo pelo.
Sul palco, ad intrattenere piacevolmente il pubblico, una bella “squadra” di esecutori ed amanti della musica, suonata, cantata e narrata; Simone Valeo (voce e chitarra), A. Satomi Bertorelli al piano e tastiere, Chicco Montisano sassofonista, il tutto sotto la regia artistica di Roby Bonardi.

La scaletta della serata ha dovuto pero’ subire (?) un piccolo cambiamento; come non aprire la serata onorando la dipartita di un grandissimo della musica (soprattutto nel panorama cinematografico) quale Ennio Morricone?
Ennio Morricone, grazie per averci unito tutti nel nome della ...E così è stato, tanto che Roby Bonardi (esternando alcune emozioni e ricordi del Maestro) ha voluto elogiarlo in particolare per la meravigliosa colonna sonora del film “ Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” che vide come protagonista una straordinario Gian Maria Volonté.

La serata, che avrebbe dovuto includere vari incontri ma che – causa covid- si è ristretta ad un unico appuntamento ha quindi iniziato nel ricordo di grandi autori. Salgono ancora sul palco (ma solo virtualmente) Bruno Martino, Gino Paoli, Pier Angelo Bertoli , Luigi Tenco … tra i nomi altisonanti del panorama nazionale ….ma un che di parmigianità non può certo mancare ed è così  che Bonardi riporta alla mente la nascita di un cinema/teatro  indi-pendente (indi, termine così trendy oggi ) ma a suo tempo (una trentina di anni fa?) più genuino; il Teatro Edison , nato come altro dagli storici teatri cittadini, curioso, sempre alla ricerca di novità e sperimentazione, dove muove i primi passi proprio Simone Valeo.

Ed ecco che si aprono le danze (ossia la musica) iniziando con un fatidico Giorgio Gaber e la sua Torpedo blu (e chi può scordarla!), poi Enzo Iannacci tra canzoni ed aneddoti che Bonardi racconta dal palco negli intervalli tra un brano e l’altro. Ritorna alla memoria una Milano (che non esiste più) curiosa, rivoluzionaria, estremamente coinvolgente quando le commistioni di genere erano frequenti. E fa un certo effetto ascoltare canzoni in milanese dalla voce di un parmigianissimo Valeo, tra omaggi ed interpretazioni rubate dalla tavolozza di idee del grande Jannacci, al grande Domenico Modugno con il sempreverde Volare.
Parigi ha reso omaggio a Paolo Conte - La Nuova ProvinciaA seguire Paolo Conte con Azzurro in versione abilmente jazzata in onore del grande autore (pure lui con tracce di parmigianità)
E chi li ferma più ?Sfilano e si esibiscono sul palco (sempre virtualmente) Fabrizio de André con “ Il testamento di Tito”, Lucio Battisti con un vellutato Amarsi un po’ dove il sassofono di Montisano la fa da padrone.
Tra un’interpretazione e l’altra parole, sensazioni, ricordi e racconti che addolciscono ulteriormente l’atmosfera: non si può certo dimenticare tra i tanti Ivan Graziani con Agnese (cantata a gran voce dal pubblico).
Tra i tanti pezzi, anche una canzone (dall’ultimo album) di Valeo dal titolo L’amore ingombrate che Bonardi definisce un brano disincantato.
Enumerare tutti i grandi autori è impresa ostica ma, senza dubbio , non si può sorvolare su Lucio Dalla con il brano Come è profondo il mar, oseremmo dire canzone futuristica dove il problema ambientale sembra fare capolino.
E da Dalla è un attimo passare al Principe Francesco De Gregori, alla sua universalità musicale e di testi: sul palco, gli artisti dibattono sul percorso artistico del cantautore, migliore nel scrivere testi, un po’ più debole nell’interpretazione… ma tant’è, ogni brano resta fisso nella memoria. Tra i tanti suoi, viene eseguita Sempre e per sempre, definita da Bonardi forse una delle più belle canzoni d’amore.
Procedendo nel tempo si giunge a Pino Daniele con l’indimenticabile “Quando”  per proceder  con Vinicio Capossela e la sua “Che coss’è l’amor”.
Tra i grandi della musica d’autore merita un sacrosanto omaggio Ivano Fossati che ha scritto tanto e per tanti (vogliamo mettere Mia Martini?).

La canzone profezia di Rino Gaetano, "La ballata di Renzo ...La serata va a concludersi con una canzone (nota quasi universalmente )nata dalla strana coppia Renato Pozzetto e Enzo Iannacci “ E la vita, la vita” cantata in coppia da Cochi con lo stesso Renato.
I saluti finali hanno invece come sottofondo un entusiasta Rino Gaetano , all’inizio del suo successo  (e anche all’apice vista la sua veloce dipartita) con “ Ma il cielo è sempre più blu”.

sabato 4 luglio 2020

ASPETTANDO IL CORREGGIO - a cura di Rita Guidi



Alla Pilotta di Parma il mito del Correggio | 24Emilia
 L'Ottocento e il mito di Correggio è innanzitutto un omaggio a due figure per molti versi fondamentali della storia parmense: Maria Luigia d'Asburgo, Duchessa di Parma, e l'incisore Paolo Toschi. Vuole anche essere una soluzione virtuosa di un problema allestitivo di lunghissima data con cui si sono confrontati tutti i direttori dell'ex Galleria Nazionale. La Rocchetta, teatro di questa mostra permanente, infatti è uno spazio importantissimo dal punto di vista storico ma di difficile musealizzazione. Vi si trovano le pale del Correggio in un allestimento ottocentesco storicizzato e quindi inamovibile. Esse sono alla fine del percorso, però, cronologicamente decontestualizzate dalla produzione coeva e vengono dopo le opere del Settecento, esposte negli antichi saloni dell'Accademia.
A OTTOBRE IN PILOTTA LA MOSTRA "L'OTTOCENTO E IL MITO DI CORREGGIO ...Esiste da sempre un problema sul come giustificare tale collocazione che questo allestimento crede finalmente di aver risolto: il Correggio di questi spazi, in effetti, non è un Correggio pienamente rinascimentale, ma reinventato dal XIX secolo, a uso dei copisti dell'Accademia. Tirato giù dagli altari delle chiese in cui si trovava, è un maestro ormai borghese che il visitatore trova allestito ad altezza d'occhio per un dialogo a tu per tu. Per spiegare il senso di questo stravolgimento culturale, è stato perciò creato un percorso ricomprensivo, tipico di un museo contemporaneo cui è al contempo richiesta la narrazione della storia dell'arte e di quella delle collezioni. Con "l'Ottocento e il mito di Correggio", quindi, il visitatore troverà spiegato il senso della rimozione delle opere dagli edifici sacri da cui provengono e - grazie alla esposizione per la prima volta al pubblico della pittura ottocentesca della Pilotta - il contesto artistico di questa reinvenzione.
Intorno ai quattro capolavori del Correggio - La Madonna con la scodella e la Madonna di San Girolamo più le due tele provenienti dalla Cappella del Bono - che con il Secondo Trattato di Parigi nel 1815 vennero restituiti a Parma dal Louvre dove erano confluiti per effetto delle requisizioni napoleoniche, la mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato, nell'epoca in cui questo Correggio "secolarizzato" diventa l'eroe della pittura nazionale parmigiana.
l'Ottocento e il mito di Correggio Archivi - Il Caffè QuotidianoAndando alle date, dopo il 1815 il Palazzo della Pilotta rappresentò un rifugio adatto per accogliere il patrimonio d'arte che doveva essere ricomposto e valorizzato e per tale motivo si rese necessario effettuare un rilievo delle sale della Rocchetta e dei locali dove aveva sede l'Accademia di Belle Arti oltre che progettare l'ampliamento dello spazio espositivo nei vasti saloni adiacenti la Rocchetta, affidato agli architetti Nicolò Bettoli e Paolo Toschi, che con l'esposizione delle opere del Correggio nelle salette piccole della Rocchetta le affidano il ruolo di sancta sanctorum della quadreria luigina.
I lavori di ampliamento iniziano nel 1821 e terminano tra il 1835 ed il 1838. Ad unire il grande maestro rinascimentale e i capolavori ottocenteschi è Paolo Toschi, incisore raffinato, architetto e direttore dell'Accademia delle Belle Arti, fondata nel 1757 dal duca Filippo di Borbone, poi fortemente sostenuta dalla Duchessa. Toschi ottenne che le due pale e le due tele diventassero strumento di esercizio per gli allievi della sua Accademia che vennero quindi poste su strutture che le rendessero orientabili per favorirne l'illuminazione, ovvero la visione con ogni luce. Toschi aveva diffuso, grazie alle incisioni su rame, l'opera di Correggio in tutta Europa, contribuendo alla fama del maestro e della città. Suoi sono gli acquerelli che riproducono gli affreschi del Duomo e di San Giovanni che si ammirano in mostra tra le due pale, alcuni inviati alla Grande Esposizione di Londra del 1855 a rappresentare l'arte del Ducato. Molte delle sue opere e dei suoi allievi sono perciò esposte in queste sale in contrappunto con gli originali rinascimentali, restituendo al visitatore il senso di una reinvenzione culturale e artistica di primaria importanza per la storiografia dell'arte italiana.
Per precisa scelta strategica del Direttore Simone Verde, questa mostra, dopo il lungo periodo espositivo si trasformerà in sezione definitiva della grande pinacoteca della Nuova Pilotta. Alle pareti resteranno le opere con i relativi pannelli espositivi, mentre l'ampio corredo documentario di approfondimento e confronto proposto dalla mostra temporanea resterà documentato dal catalogo scientifico dell’esposizione.

giovedì 4 giugno 2020

FORNASETTI O DELLO SPETTACOLO DELL'ARTE di Rita Guidi


Parma: visitare il Complesso Monumentale della Pilotta | Emotion ...IL Teatro Farnese è apparecchiato con cura: colpo d’occhio magistrale per un evento da non perdere.I piatti (i volti) di Fornasetti illuminano intere le gradinate come spettatori virtuali eppure tangibili. Come noi e come i nostri occhi, in questi difficili giorni. Arte che diventa spettacolo all’arte, per parafrasare un dogma teatrale d’Ottocento…E del resto è proprio il dialogo, il leit motiv di questa mostra che non a caso titola “Fornasetti – Theatrum mundi”, nei sontuosi spazi del complesso monumentale della Pilotta di Parma, fino al 14 febbraio 2021.
E allora ecco il trionfo di una difficile scommessa: l’elegante e impareggiabile delirio di oggetti surreali e celeberrimi, diffuso tra le luci lignee del Rinascimento, o tra le tele e i marmi della Classicità.
Simone Verde e il museo ideale exibart.comNon basta un paravento (e qui ne trovate più d’uno, mimetico o impertinente) per proteggersi dagli assalti del tempo e della bellezza. Quindi abbandonatevi alla suggestione piena e necessaria: indugiando tra le teche che racchiudono improbabili cravatte, misurando i gilet dei manichini, ipotizzando i segreti di un secretere intagliato nell’immaginazione, o scoprendo gatti appollaiati su cuscini stile impero…
Il mondo è un teatro, in fondo, no? E possiamo attraversarlo da comparse, da protagonisti o da autentici inventori, capaci, come Fornasetti, di appoggiare rigori geometrici sulle ali della fantasia. L’importante – e l’abbiamo ben capito – è non doversi privare, mai, dello spettacolo dell’arte.

La mostra è a cura di Barnaba Fornasetti, Direttore Artistico di Fornasetti, Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e Presidente dell’associazione Fornasetti Cult e di Simone Verde (in una foto di repertorio), direttore del Complesso Monumentale della Pilotta.

martedì 2 giugno 2020

IL FLORILEGIO DI REBECCA LOW a cura di Rita Guidi

A Parma il Florilegium di Rebecca Louise Law
La natura cambia forma per definizione. Una mostra come Florilegium – prima personale italiana di Rebecca Louise Law – che proprio dalla natura trae ispirazione e materia non poteva che adeguare il significato ai tempi mutevoli e imprevedibili dettati da una crisi capace di sconvolgere perfino i programmi di Parma Capitale italiana della Cultura 2020 e di Pharmacopea, progetto di riscoperta dell’identità chimico-farmaceutica della Piccola Parigi, promosso dal Gruppo Chiesi e Davines, di cui l’iniziativa è parte integrante.  Riprogrammata nel periodo compreso tra il 4 giugno e il 20 luglio 2020, con inaugurazione alle 10:00 di martedì 2 giugno, la mostra curata da OTTN Projects e sostenuta da Cosmoproject rappresenta ora, come l’artista stessa ha affermato, una ripartenza e un modo per ricordare chi non c’è più. Un tributo sottolineato anche dal rigoroso rispetto delle norme di sicurezza. Il lavoro di questa artista, interessata all’evoluzione organica dell’opera, è una delle azioni del progetto Pharmacopea, nato per creare nuovi itinerari turistici che mettano in rete alcuni dei luoghi simbolo dell’identità storica cosmetico-farmaceutica della città, con l’obiettivo di riqualificarli, riscoprirli e aumentare l’attrattività del territorio. Se, in una delle sue innumerevoli accezioni, cultura può essere considerata come l’insieme delle arti e delle pratiche che hanno contribuito a plasmare l’identità di una società o di un popolo, allora Pharmacopea - dal termine greco φαρμακοποι?α, l’arte e le teciche di preparazione dei farmaci – è cultura.  Cuore dell’esposizione - nella quale emerge il confronto con i temi dell’ambiente e del rapporto tra Uomo e Natura - sarà una grande installazione in evoluzione che, ideata appositamente per lo spazio dell’Oratorio di San Tiburzio, parte del complesso San Tiburzio che include anche l’Antica Farmacia San Filippo Neri, grazie alla collaborazione di Ad Personam, potrà essere osservata nei propri mutamenti.  Rebecca Louise Law è nota in particolare per le sue installazioni floreali larger-than-life e sculture site-specific. Le opere dell’artista britannica sono pensate e realizzate per evolvere durante il periodo della loro esposizione. I luoghi scelti sottolineano il perfetto innesto della mostra nel disegno di Pharmacopea, che intende riconnettere agli spazi depositari dell’identità chimico-farmaceutica cittadina le fonti storiche, i materiali d’archivio, gli antichi erbari e le farmacopee riemersi in un meticoloso lavoro di recupero. Tale ricerca porterà alla realizzazione di una pubblicazione capace di tracciare una linea sino alle origini locali di questa sfera del sapere che caratterizza il territorio di Parma. Sarà inoltre attivato un volontariato aziendale che contribuirà alla valorizzazione e all’apertura di questo patrimonio storico-culturale a cittadini, visitatori e, in particolare, a un turismo interessato alla sostenibilità, alla storia della cosmesi e della tradizione del benessere. È stato infine sviluppato un Public Program con diverse iniziative. Il calendario degli eventi sarà aggiornato in www.pharmacopeaparma.it
Gli orari
Prima apertura al pubblico: 2 giugno 2020 dalle ore 10:00 alle ore 18:00 Apertura al pubblico: 4 giugno - 20 luglio 2020 Orario apertura: Da giovedi a sabato dalle ore 10:00 alle ore 18:00 Aperture straordinarie: Domenica 7 giugno dalle ore 10:00 alle ore 12:30 - Domenica 5 luglio dalle ore 10:00 alle ore 12:30 Per maggiori dettagli: www.pharmacopeaparma.it
Ingresso gratuito.

Rebecca Louise Law (1980, Regno Unito)
Cresciuta in un piccolo villaggio nel Regno Unito, si diploma alla School of Arts and Cultures presso l’Università di Newcastle. Le sue commissioni più importanti includono: “The Grecian Garden” (Onassis Culture Centre, Athens), “The Beauty of Decay” (Chandran Gallery, San Francisco), “Life in Death” (Shirley Sherwood Gallery, London) e “Community” (The Toledo Museum of Art). Le opere dell’artista sono state esposte al Victoria & Albert Museum, The Royal Academy of Arts, Broadway Studio & Gallery, Bo Lee Galley, NOW Gallery.

sabato 9 maggio 2020

LA BELLEZZA (IDEALE) E' VICINA di Stefania Zanardi


Vincere l'abitudine è scoprire meraviglie. Vicinissime. Ce lo insegna Stefania Zanardi con questo reportage utile a un primo sguardo dopo il lockdown.

Villaggio Operaio Crespi d'Adda - Siti Unesco in LombardiaRivoluzione Industriale, Archeologia industriale, Castello, Cimitero Monumentale, Patrimonio dell’Unesco.
Cosa hanno a che fare queste ubicazioni, realtà, quale filo conduttore le lega tra loro? Un nome, un luogo presto detto; Villaggio Crespi d’Adda, villaggio a se stante, che ci invita a vivere a ritroso la sua storia, recuperandone le origini e quelle della sua gente durante un periodo storico (quello della Rivoluzione Industriale) ricco di fermenti, mutamenti e sconvolgimenti che tuttavia, in questo luogo, ha creato armonia tra uomo ed industria, lavoro e casa.
Giunti a Crespi d’Adda, ci si accorge subito di trovarsi in un’ubicazione particolare: veniamo accolti da casette ordinate, allineate, circondate da basse recinzioni, orti coltivati, giardini ben curati, altissime ciminiere che ci accompagnano nel percorso per condurci al Castello (ultima dimora della famiglia Crespi), al Cimitero monumentale, alla Chiesa o alla Fabbrica (opificio) che  nel 2003 ha chiuso i battenti.
Ma il visitatore o turista, in parte affascinato, in parte spaesato, necessita di una buona guida per apprezzare e vivere appieno tutto ciò che lo circonda.
Villaggio Crespi d'AddaLe origini: tra il 1878 ed il 1930  viene edificato questo Villaggio operaio, uno dei maggiori esempi in tutta Italia, testimonianza di città ideale, una sorta di ”microcosmo sociale”, dove i servizi utili (direi necessari) vengono offerti a tutti gli abitanti (fatto non usuale a quei tempi) dalla famiglia Crespi, segno di generosità, lungimiranza , imprenditoria avanzata e, perché no, di “controllo”.
Ed il riconoscimento arriverà -ma solo nel 1995- quando Crespi d’Adda viene inserito nel patrimonio mondiale protetto dell’Unesco.
Racchiuso tra i fiumi Adda e Brembo, Crespi d’Adda sembra cullarsi e accoccolarsi tra fabbrica e villaggio, natura e società industriale sin dall’inaugurazione del Cotonificio od Opificio, il 25 luglio 1787 ad opera di Cristoforo Benigno Crespi. Ripercorrere tutta la storia può essere alquanto prolisso e, talvolta intricato, molto meno raccontarne la visita ( o gita dir si voglia) che si snoda – un po’ come il filo d’Arianna ,che non termina pero’ col Minotauro-  tra passeggiate, racconti documentati , curiosità e tanto altro…
Arrivati al parcheggio,scesi dal pullman, bisogno di rifocillarsi? Tranquilli, il posto c’è ma non così accessibile come nelle nostre città: ci aspettano un centinaio di gradini che scoraggiano alcuni ma non li fermano, vogliosi di “azzannare” un panino, trancio di pizza o toast magari accompagnati da altre leccornie. La discesa della scalinata è più “ easy” e ci riunisce al punto informazione ove ci immergeremo (grazie ad un ampio schermo) nella storia del villaggio, dell’opificio dei suoi primi abitanti.
Cosa è Crespi? | Villaggio Crespi d'AddaTanti gli eventi, le immagini, alcune più rilevanti di altre; realizziamo che la famiglia Crespi riesce a fare ruotare le vite degli abitanti attorno alla Fabbrica, alla sua Sirena, ai tempi scanditi da una realtà che molto si distacca da quella contadina pre-industriale, offrendo loro tutto ciò di cui necessitano. Case accoglienti (anche per gli ultimi nella “scala sociale”), assistenza medica, cura della persona, giardini e orticelli che ognuno può (deve ?) curare con passione ed amorevolezza. Ed inoltre, istruzione ai ragazzi, libri, materiale scolastico offerto dalla famiglia Crespi e, per chi se lo merita e possiede buone capacità, una sorta di Borsa di studio agli albori.
Certo, le difficoltà non mancano: turni di lavoro massacranti, aria respirata nell’opificio ottima per la lavorazione del cotone, pessima e distruttiva per i dipendenti; ma i Crespi, consapevoli di tutto ciò, mettono in campo ogni azione ed aiuto per andare incontro ai loro dipendenti ed abitanti.
E poi, ovunque in Europa, il progresso procede e, dagli arcolai (spesso ad uso domestico) è necessario passare ai macchinari, più veloci e produttivi – senza dubbio meno umani e “romantici”-. E a chi non torna alla mente la fiaba de “La bella addormentata nel bosco” che si punge proprio usando -maldestramente- uno di quei vetusti attrezzi?
Ma procediamo con la visita; il silenzio aleggia ovunque (solo inframmezzato talvolta da qualche auto ad alta velocità come emulazione -stupida- dei cittadini metropolitani) tra edifici abitativi, Centro dopo lavoro,Chiesa, dimotre del Parroco e del Medico, lavatoi, docce e piscine, villette costruite per gli impiegati del tempo, ville più sontuose ad appannaggio dei dirigenti …
Agli estremi del villaggio campeggiano i due simboli della famiglia Crespi : il Castello in posizione strategica (che ci riporta alla mente quello dell’Innominato nei Promessi Sposi), simile ad un’imponente dimora medioevale ed il Cimitero Monumentale posizionato proprio al termine della via principale, mausoleo dei Crespi che accoglie pure le tombe di tutti gli abitanti del luogo. Curiosi di sapere cosa dice la scritta dinnanzi al cimitero ? “ La morte e la vita si combatterono in un mirabile duello; la morte è stata sconfitta”.
Da inizio vita a fine vita, questa questa famiglia volitiva e innovativa è stata una sorta di Grande Fratello (o Big Brother Orwelliano) convincendo i suoi abitanti di vivere in una sorta di “ Paese delle meraviglie”

mercoledì 15 aprile 2020

TRA STUDIO E SOGNO: IL GIAPPONE DI NICOLO' di Rita Guidi


La fioritura dei ciliegi in Giappone: ecco le date 2020 ...
E' un'intervista di ieri che vorremmo contenesse la speranza nel domani: parla del mondo come era e come vorremmo, di nuovo, che fosse. Parla di luoghi senza confini, di viaggi sempre possibili, di sogni realizzabili. Lo pubblichiamo per dire cos'era la realtà. Perche' lo sia di nuovo. 

Oltre i confini di ogni Erasmus, ma anche oltre ogni banalità: Nicolò Manfrini, 23 anni - ex studente parmigiano, con laura triennale bolognese in Lingue Orientali - ha scelto il Giappone per passione e per studio, e poi per un viaggio di studio che ora sta diventando un’occasione di lavoro dal sapore intenso di futuro. Un percorso di vita che nasce da lontano, come lui stesso ci racconta…
 “La storia dell'origine del mio interesse per il Giappone è piuttosto recente e forse un poco insolita. La maggior parte degli altri studenti con cui ho condiviso il mio percorso di studi mi ha raccontato di avere a lungo nutrito interesse verso le culture dell'Asia orientale, chi nella cultura pop e chi nelle esotiche tradizioni di Paesi come la Cina, la Corea e, appunto, il Giappone. Anch’io ero interessato a quella cultura sin di tempi delle scuole medie, tramite ad esempio videogiochi e fumetti, ma per anni l’ho percepita come qualcosa di astratto, disconnesso da una realtà sociale specifica e diversa dalla mia. Sapevo che mi piacevano i videogiochi e che per qualche ragione uscivano in questo lontano paese chiamato Giappone, molti mesi, se non anni, prima che qui da noi. E' stato solo all'inizio dell'ultimo anno delle superiori, dopo aver deciso a cuor leggero di frequentare un breve corso di lingua giapponese e dopo aver scoperto che mi piaceva tantissimo, che mi sono riaffacciato al panorama culturale giapponese con una nuova consapevolezza e una forte e rinnovata passione, arrivando ad iscrivermi alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Bologna, dove ho finalmente potuto studiare in maniera più completa la lingua e la cultura del Giappone”

Quindi un percorso di studio che potremmo definire casuale…
“ Direi di si, perché potrebbe sembrare un'esagerazione, ma in tutta sincerità devo giudicare il mio percorso scolastico precedente all'università in gran parte ininfluente, sia per la mia crescita personale sia per le mie attuali competenze accademiche. Dopo cinque anni di elementari tutt'altro che indimenticabili e una scuola media devo ammettere molto buona, ho scelto il liceo scientifico semplicemente perché non avevo idea di cosa avrei voluto fare in futuro e quello mi sembrava la scelta più equilibrata. Non è stata probabilmente una grande idea, in quanto col senno di poi avrei certamente optato per tutt'altro, probabilmente un artistico o un linguistico. La scelta dell'università è nata come ho già detto dalla scoperta del mio interesse per la lingua giapponese a seguito del corso che ho frequentato durante l'ultimo anno di liceo. Non si può certo dire che sia stata una carriera programmata, e questo è ancora più vero per quanto riguarda il presente…

Dopo il viaggio in Giappone…
“ Si. E anche l'idea di questo viaggio è nata un po' per caso. Avevo già ponderato in passato l'idea di un viaggio di questo tipo, anche se mai concretamente. Così verso la fine dell'estate scorsa ho deciso di partire per esplorare il paese, migliorare la mia conoscenza della lingua e della società, e non meno importante iniziare ad orientarmi verso un possibile impiego in Giappone. Non ci ho rimuginato sopra a lungo. Ho pianificato il viaggio in un paio di settimane, ho scelto le date di partenza e di ritorno, comprato i biglietti dell'aereo, e finalmente a fine settembre sono partito

L'incontro con una realtà così diversa: impressioni, commenti, confronti


“Mi è difficile descrivere l'impatto, o meglio l'assenza di un impatto, che ho vissuto al mio arrivo. Forse perché era la mia prima volta in Giappone, forse perché conoscere la lingua mi faceva sentire sicuro, tutto quello che sentivo era una grande eccitazione per il viaggio che stavo intraprendendo. Durante tutta la durata del viaggio, dalle grandi metropoli alle aree più rurali del paese, non ho mai sperimentato il cosiddetto culture-shock. Affermare che la società giapponese non è poi così diversa dalla nostra sarebbe ovviamente eccessivo, ma mi sento di dire che non ci sono differenze "alienanti".”

Difficoltà e curiosità per un ragazzo che arriva dall'estremo occidente
“Uno degli stereotipi più comuni sulla società giapponese riguarda la sua chiusura, e sono lieto di poterlo sfatare. Credo che a creare quest'impressione di chiusura sia la barriera linguistica che purtroppo ancora esiste tra il Giappone e la maggior parte degli altri paesi. Per quanto infatti abbia incontrato svariate persone in grado di comunicare in lingua inglese, si tratta di un numero ben lontano dall'essere la maggioranza. Probabilmente se fossi stato privo di qualsiasi conoscenza della lingua giapponese questo paese mi sarebbe sembrato più inaccessibile. Non ostile, in quanto la gentilezza e l'ospitalità dei Giapponesi non ha bisogno di presentazioni, ma comunque sorprendente.

Le reazioni in famiglia e tra gli amici
“La reazione praticamente unanime della mia famiglia è stata di sorpresa e preoccupazione per la mia scelta di affrontare da solo un viaggio così lungo e in un luogo così lontano. Un po’ li posso capire, nonostante sia convinto che il mondo di oggi sia così interconnesso che diecimila kilometri non sono più così tanti come potevano essere una volta. Tra i miei amici, al contrario, non solo c’è stato grande interesse per quest’avventura ma anche una buona dose di sana invidia”

Risultati raggiunti e desideri in prospettiva
“E’ stata un’esperienza importante e molto utile; non solo ho migliorato sensibilmente il mio giapponese, ma ho avuto l’occasione di incontrare tante persone e conoscere meglio la società di questo paese. L’avere trovato un lavoro che mi permetterà di spendere almeno un altro anno in Giappone è la ciliegina sulla torta di quest’avventura, ma la cosa più importante che ho ottenuto è stata la conferma che con l’impegno e la costanza i sogni si possono avverare”.