Imbalsamato, nel piccolo sarcofago adombrato da un bel gioco di
colonne, dicono che conserva davvero un che di inquietante nell'aspetto. E' il motivo per cui non lo vollero a Genova. Nei vasi i gesti frequenti dei visitatori o persino delle gite
scolastiche, come accade per Pietro Giordani. Non abbiamo detto di
Angelo Mazza o Ildebrando Pizzetti (sotto un enorme cipresso), Migliavacca,
Ulivi, Cavestro, come di Pietro Barilla (una sobria cappella ingentilita solo
da un elegante mosaico) o di Paola Borbone, nella parte nuova, pero'. Potevamo non dimenticare qualcuno ? O c'e' forse qualcuno che
si puo' dimenticare ? E' solo che la luce gia' rosa preannuncia il buio, la
notte e il lento chiudersi dei cancelli.
Questione di giorno e di tempo, dunque. Come disse Petronio: 'Ego sic semper et ubique
vixi, ut ultimam quamque lucem tamquam non redituram consumerem.' (Cosi' ho
vissuto sempre / E dappertutto :
stringendomi / Alla luce del giorno che passava / Pensando e' l'ultima non
tornera' / Non tornera' mai piu'.).domenica 30 ottobre 2016
SE IL 2 NOVEMBRE CELEBRA LA VITA - VIAGGIO NELLA 'VILLETTA' DI PARMA di Rita Guidi
Imbalsamato, nel piccolo sarcofago adombrato da un bel gioco di
colonne, dicono che conserva davvero un che di inquietante nell'aspetto. E' il motivo per cui non lo vollero a Genova. Nei vasi i gesti frequenti dei visitatori o persino delle gite
scolastiche, come accade per Pietro Giordani. Non abbiamo detto di
Angelo Mazza o Ildebrando Pizzetti (sotto un enorme cipresso), Migliavacca,
Ulivi, Cavestro, come di Pietro Barilla (una sobria cappella ingentilita solo
da un elegante mosaico) o di Paola Borbone, nella parte nuova, pero'. Potevamo non dimenticare qualcuno ? O c'e' forse qualcuno che
si puo' dimenticare ? E' solo che la luce gia' rosa preannuncia il buio, la
notte e il lento chiudersi dei cancelli.
Questione di giorno e di tempo, dunque. Come disse Petronio: 'Ego sic semper et ubique
vixi, ut ultimam quamque lucem tamquam non redituram consumerem.' (Cosi' ho
vissuto sempre / E dappertutto :
stringendomi / Alla luce del giorno che passava / Pensando e' l'ultima non
tornera' / Non tornera' mai piu'.).domenica 25 settembre 2016
NEL SOGNO DI ORLANDO di Rita Guidi, foto di Niccolo' Zanichelli
o la devastante follia di un perduto oggetto d’amore. No.
Qui
vivrete quello che c’è prima: il desiderio e l’eroismo, l’orizzonte di bellezza
del quale si nutrono la fantasia e i sogni.
Ecco l’Orlando Furioso, ma dalla
parte dell’inchiostro, nei colori di chi l’ha creato, camminando sulla spalle
di giganti. Magnificenza ed estasi di un’arte votata alla perfezione.
A 500 anni dalla prima edizione
del più celebre poema di Ludovico Ariosto, Ferrara celebra il mondo dell’autore
con una mostra di rara suggestione e ricchezza. In quel Palazzo dei Diamanti, che
vale già da solo la visita alla città, va in scena lo splendore senza pari del
Rinascimento. 
L’omaggio a un mondo immaginifico e perduto. “Cosa vedeva Ariosto
quando chiudeva gli occhi” è del resto il titolo dell’evento – fino all’8 gennaio 2017 , curato da Guido
Beltramini e Adolfo Tura – destinato a lasciare un segno nei visitatori.
Innanzitutto per la
quantità dei capolavori celeberrimi, qui riuniti ed esposti come nella più
golosa della occasioni: c’è il ritratto di Inghirami di Raffaello e la Venere
pudica del Botticelli, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello e la Leda di
Michelangelo, una matita rossa di Leonardo (unica scena di battaglia ritratta
dal genio) e la bellezza altera e fascinosa del Gattamelata di Giorgione, il
guerriero dolce, paradigma intonso di paladino per il Rinascimento.
Potrebbe bastare? Certo, ma
davvero non basta, perché ci sono i manoscritti (dello stesso Ariosto, di
Machiavelli..), ed un gioco prezioso di incunaboli e opere utili a raccontare i
piaceri di una corte pronta al divertimento e all’ascolto, alla divinazione e
al teatro.
Elmi e corazze, spade e finimenti: sullo sfondo di un
allestimento che assegna ad eleganti infografiche lungo la penombra delle
pareti un ulteriore racconto. Bianco su
grigio. Luce su ombra. Fantasia su realtà. Le parole intagliate nel cielo della
storia. Come il “corno d’Orlando” : sciabolata di luce d’avorio ad aprire
queste stanze. Si racconta sia questo l’olifante che Orlando fece risuonare tra
i Pirenei al tempo di Roncisvalle. Un suono che culmina nell’arazzo – una immensa
scena della celebre battaglia - pochi passi più in là.
Ma è qualcosa che viene
dopo. Qui, ancora, c’è il meraviglioso silenzio del sogno. Eroismo e bellezza.
Desiderio realizzato e perduto di un mondo votato alla perfezione e alla bellezza.
giovedì 15 settembre 2016
COMPIANO: COSI' VICINO, COSI' LONTANO testo e foto di Stefania Zanardi
tra salite, curve, svolte e rampe, la meta
scelta un po’ all’ultimo momento, guidata dal cuore e dalla curiosità, è
realmente sul cucuzzolo della montagna…
Compiano, un
Comune che conta poco più di mille abitanti ed inserito dei Borghi più belli
d’Italia, si apre al turista con grazia e discrezione- sia se vi si accede dal
“portone “ posto più in basso che da
quello alto, a pochi metri dal parcheggio e dal cimitero. Prima ancora di iniziare
il percorso per entrare tra le mura del villaggio, un cartello mette in guardia
sul divieto alle auto e mezzi a motore, in modo , oserei dire , lapidario.
Cito “ il
paese è piccolo, l’auto inquina, se vuoi visitarlo scendi cammina.”
Si può solo
confermare: posto a 510 metri sul livello del mare, circondato da mura ,
costruito su e giù per viuzze, vicoli, saliscendi, anfratti che mozzano il
fiato, muri tappezzati di fiori, case, qualche
Bed and breakfast …fino al culmine ultimo del Castello. La presenza
anche solo di un semplice Ciao, rappresenterebbe uno sfregio…
Il castello,
o altrimenti Rocca, oltre ad offrire un percorso guidato al turista è oggi
anche un Hotel relais da fare invidia per ubicazione, panorama e ricchezza
storica ai vari castelli sparsi qua e là nel nostro paese.
Già nell’XI
secolo il Borgo è fortificato e la Rocca
lega tra loro le varie vicende del paese; in quel periodo sono i Malaspina i
proprietari mentre, dal XII secolo entra
in gioco il Comune di Piacenza che viene però spodestato – nel XIII secolo- dal
casato di Umbertino Landi che lo gestirà per ben 425 anni fregiandosi del
record del casato più longevo di tutt’Italia. Purtroppo dal XVIII secolo, col
dominio dei Farnese e poco dopo con la Duchessa Maria Luigia, il Castello
inizierà un lento declino che lo trasformerà in prigione di stato (moti del
1821). Sarà solo il 25 giugno 1944 che diverrà capitale del territorio libero
della Valtaro.
Camminando
attraverso il borgo, l’aria rarefatta, rende più impegnativo il percorso che-
per quanto breve- richiede gambe allenate che trovano ristoro sul terrazzo del
castello dove ad attenderci c’è una panchina ma, soprattutto, una vallata che
apre il cuore, tra colori, luce tersa e limpida e boschi.
La strada
per il ritorno è leggera per le gambe ma malinconica per la mente in quanto lasciare questo angolo di pace,
arte, storia e natura mette un po’ di amaro in bocca. Respiriamo l’ultima
boccata di aria pura e… si sale in auto. Bye, bye …
venerdì 9 settembre 2016
Il BOOM E' POP - di Rita Guidi

E’ il più colorato dei mondi in bianco e nero.
L’Italia del boom è allegramente pop, odora di fòrmica, viaggia
in Cinquecento...
E per riviverne quell’essenza che solo l’arte sa cogliere e
rappresentare (fosse solo nello spazio di un quadro), ecco l’occasione da non
perdere, il viaggio nel tempo al quale non rinunciare.
Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016 la Fondazione Magnani
Rocca ospita ITALIA POP. L’ARTE NEGLI ANNI DEL BOOM.
In bianco e nero o meravigliosamente fluo, le opere vibrano nei saloni
impero della Fondazione in un piacevole sussulto.
C’è il rosso ‘No’ di Schifano e il collage di brand celeberrimi di
Fomez o “la Gioconda” di Mimmo Rotella…Struzzi, giraffe e alberi di Gino
Marotta (alieni del passato tra le cornici barocche…)…Qualcosa che affascina, qualcosa che turba. Un senso ingenuità e
di allegria… Un’arte di confine (un ’68 da attraversare), qualcosa che sa di
speranza fino alla sconfitta di nuove disillusioni.
L’Italia in Cinquecento.

Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi, saggi in catalogo di Antonio Carnevale, Mauro Carrera, Walter Guadagnini, Gaspare Luigi Marcone, Stefano Roffi, Alberto Zanchetta
domenica 21 agosto 2016
VIAGGIO A VENEZIA - testo di Rita Guidi, foto di Niccolo' Zanichelli
La Serenissima è inquieta.
Ai
giorni torbidi d’agosto, si offre
insofferente e docile, nel suo splendore maestoso. Tra mandrie di turisti
disordinati e cenni d’allarme (o tempora
o mores, certo, ma anche l’eterna condanna alla maleducazione e alla
stupidità), Venezia ha eletto a Doge la Pazienza. Ed è così che sorregge chi la
ama davvero: con un invito più attento ad ampliare lo sguardo. Perché se il
climax è Piazza S.Marco, occorre allontanarsene e centellinarla, non fosse
altro che per ammirarla di più. Appena oltre, del resto, appena prima, non c’è
che da scegliere la direzione per trovare altra bellezza.
Curioso: sul Canal
Grande c’è da sgomitare, mentre nell’immensità mistica della Basilica dei Frari
non arriviamo a una dozzina…
Eppure è un trionfo d’arte, questa ‘quasi’
cattedrale: senza dire del gioco sontuoso degli spazi (e del sipario magistrale del coro ligneo), ecco il Tiziano
con l’Assunta e la pala Pesaro, uno straordinario trittico del Bellini, e poi
il sepolcro elegantissimo e cupo dedicato al Canova e di fronte l’omaggio
marmoreo e tardivo allo stesso Tiziano, morto di peste in solitudine…
Lo spettacolo è qui, certo. Ma è come
entrare alla scena finale, per chi arriva e riparte in autostrada.
Se qualcuno
avrà scelto il piacere antico della lentezza, il sipario si sarà aperto sul
preludio impareggiabile delle Ville palladiane.
densa di echi letterari
(la valle del silenzio di
Fogazzaro)
e di leggende,
interamente affrescata dal Tiepolo…
E ad un passo, LaRotonda, del Palladio: per comprendere cosa sia la perfezione, l’equilibrio
formale ed etico, la divina semplicità della bellezza.
O, appena fuori la laguna, adagiata
sulle dolci rive del Brenta, la Malcontenta (di nuovo solo noi, e tre
cicloturisti tedeschi…) abbracciata dal parco morbido e secolare.
E ancora la
maestosità solenne e preziosa di Villa Pisani: dimora immensa che gioca a
specchiarsi nella superba bellezza delle scuderie, in prospettiva esatta, oltre
l’acqua, il verde e il parco senza fine.
Un labirinto, una ghiacciaia, una
serra, un aranceto, un tempietto… e il gioco dei fauni che affiorano nel verde,
parlano di un mondo dove l’arte si confonde con i giorni e con la vita
(D’Annunzio, non a caso…). Di saloni che culminano nell’immensa sala affrescata
dal Tiepolo, ancora vibrante dell’eco di balli, di riflessi dorati…
Oggi siamo in tre (anzi no in sei:
una famigliola spagnola sta passeggiando più in là), in questo che è stato
eletto il Parco più bello d’Italia.
mercoledì 10 agosto 2016
TRA CARUGGI, FOCACCIA E MUSICA...A SESTRI LEVANTE - testo e foto di Stefania Zanardi
Metti una vacanza a Sestri Levante. Tra mare (anzi mari),
monti, sapore di sale, basilico e focaccia (quella di Recco, la più rinomata
che sbarca quotidianamente anche qui), questa località nel cuore del Tigullio-
negli ultimi anni-ha saputo rinnovarsi, cambiare la sua immagine con varie
iniziative.
Innanzitutto recuperando le sue radici musicali (ad alti
livelli): dal genovese rimpiantissimo Fabrizio De André, al virtuoso Bruno
Lauzi solito passeggiare tra i caruggi sestresi, al poetico Ivano Fossati, last
but not least al romantico Gino Paoli, Sestri –nei mesi di luglio ed agosto- in
un’atmosfera tra “retro” e “ movida”- si riempie di musicisti e cantanti
animando le serate, nonché nottate…
E, sempre seguendo la scia musicale, in Agosto sbarca la
“Silent disco” che riunisce centinaia di giovani che –cuffia sonora alla mano-
trascorrono la serata immersi nel “mondo del suono”: tappa obbligata Baia del
Silenzio, meglio nota come “mare piccolo “. Ma che è? Semplice, un arenile (un
tempo isolotto) divide il mare sestrese in due; da un lato il mare
grande/aperto dall’altro il mare piccolo che il favolista Anderson denominò
rispettivamente “Baia delle favole “e “Baia del Silenzio”. Uno splendore, in
particolare la sera quando le luci di case, locali, e lampioni illuminandosi,
trasformano la realtà in un sogno.
Ed è proprio qui, affacciata sopra un ampio terrazzo
sovrastante la scogliera che, da un paio d’anni, l’ex convento dell’ Annunziata restaurata e rimessa a nuovo accoglie eventi,
mostre, cerimonie e matrimoni in una cornice da favola… per l’appunto. Per chi ,invece,
ama la fotografia, sino al 16 agosto è
possibile ammirare una piacevolissima
mostra realizzata da due giovani, bravi sestresi appassionati di questa arte visiva. Dall’arte
visiva a quella pittorica, come non nominare Roberto Altmann, sestrese per
padre, di madre straniera, che espone alcune delle sue opere al “Grande
Albergo”, un Hotel di fronte al mare.
Affacciate sul mare ci sono le terrazze che a Sestri si
sprecano: da quella dei Castelli –Grand Hotel sospeso tra mare e alta
scogliera, “Vis à Vis” albergo eretto lungo il percorso che conduce a Punta
Manara panorama più unico che raro, all’ “Hotel Nettuno” ,nel cuore di Sestri
dallo stile vagamente orientale…
Impossibile poi dimenticare il “Conchiglia” un ex cinema
all’aperto , stile anfiteatro , ristrutturato e rimodernato che ospita
spettacoli, concerti, balletti insomma un’esibizione continua per allietare le
serate dei turisti “afecionados “ e “ di primo pelo”.
Sempre in ambito cultura caldamente consigliata la visita al
Musel, un museo nel centro storico che espone le radici e l’identità di Sestri
Levante con postazioni multimediali, interattive, percorsi tematici, visite
guidate, laboratori.
E i bagni, le nuotate ? direte voi! Ma certo : qualche
spiaggia sabbiosa, stabilimenti balneari e poi scogli, arenile sassoso, onde
schiumose che si infrangono sugli scogli per gli amanti di tuffi e acque
profonde !
sabato 30 luglio 2016
A SUD, NEL SALENTO di Rita Guidi, foto di Niccolo' Zanichelli
Si fa presto a dire Salento. A
immaginare spiagge dai colori tropicali, resort bianchi e distese di ulivi
attraversate dai transfer dei turisti.
Qui tutto è profondo Sud: orizzonte
di bellezza sempre viziato da un retroterra di fatica e povertà. Come se l’estate
fosse l’unica, grande occasione.
Perché si tratta solo di saper
guardare, osservare e ascoltare.
Ci sono le maldive di Puglia:
dedicate a chi ama spiagge dolci di sabbia, lambite da acque verdi cristalline.
Appena oltre le dune, appena oltre piccolissime strade che fioriscono di
macchia e buganvillee per chi ha scelto hotel/club/villaggi. Brani di costa
eleganti e morbidi. I bagni esclusivi, i gazebo ricercati, le amache sul mare…
Ma poi basta camminare un po’. E lo
splendore selvaggio dei colori si apre su spiagge libere, amate dai kitsurfer e
dalla gente di qui. Un ombrellone sottobraccio e un pranzo al sacco: è il loro
mare, raggiunto con la vecchia auto di papà, attraversato dai venditori
ambulanti, vissuto solo un attimo, per ricordarlo, prima di tornare a quel
lavoro d’estate (cameriere? autista? domestica?)che è la sola possibile
occasione.
Ci si abbronza così, chiedendosi
che ne sarà di quel paesino bianco/messicano al cader delle foglie d’autunno:
un ristorantino sul mare, una gelateria, un negozio a scaffali (come un vecchio
magazzino), bimbi che giocano in strada, nei sandali la sabbia del mare che è
lì, a riflettere la luna, a poco meno di un passo…

Certo, pochi chilometri (c’è una
superstrada, o il fascino quieto della litoranea) ed ecco lo splendore antico e
nuovo di Gallipoli. Una main-street per lo shopping e appena oltre il ponte la
città antica. La città bella, come rincara giustamente il nome. Yacht e barche
all’ancora, e poi su, tra viottoli e palazzi dal caldo colore della pietra leccese.
Un piacere dorato per gli occhi contro il cielo turchese. Turisti e ragazzi, gabbiani
impertinenti e pub deliziosi, di fronte al Duomo i souvenir… Uno spettacolo
d’estate, o se preferite un’estate che dà spettacolo; ancor più dall’alto del
castello che ne offre per intero un abbraccio.
All’orizzonte, lontano, i quartieri
nuovi (ché qui si abita anche d’inverno), e poi di nuovo il mare e gli ulivi.
Paesini e stazioni con una sola rotaia… La fatica di sempre, del vivere a Sud.
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