lunedì 30 novembre 2020

QUANDO LA PASSIONE CORRE SU...AGO E FILO - VISITA A UNO STORICO ATELIER di Stefania Zanardi

 



Entri nel suo Atélier e respiri aria di Stoffe, lane, tessuti di vario genere  e, girando la testa intravedi forbici, fettucce di metri, spilli, abiti, macchine da cucire, manichini rivestiti da produzioni sartoriali in divenire ...ma ,soprattutto, si respira aria di strenue lavoro, impegno e Passione.

Un curriculum niente male quello di Rita Filipponi, sarta (ma il termine non rende bene l’idea)  dall’età di 14 anni, quando inizia a muovere i primi passi in questo “mondo”: primo lavoro, primo impiego presso la sartoria delle sorelle Cenci (tra gli anni ‘60 e ‘70) dove impara il mestiere, crescendo, impegnandosi  per 5 anni. Poi, la decisione di Specializzarsi in “camiceria” nel settore prototipi  e lì, Rita fa la “cosiddetta gavetta”focalizzando il suo lavoro sulla creazione di camicie, una scelta voluta fortemente, mirata, allo scopo di perfezionarsi.

Ma questi sono solo gli “inizi”; infatti giunta all’età di 20 anni (una bambina per i nostri tempi), con idee chiare in testa, esperienza, lavoro costante , Rita si lancia all’avventura e, il suo percorso “sartoriale” cambia direzione . Meta, Milano. E, da questo momento in poi gli incontri e le collaborazioni con i Grandi della moda ; Fendi, Burani, Gai Mattioli, Borbonese, linee moda quali Calvin Klein, Thierry Mugler, mila  Schon, La Perla… Ma andiamo per ordine.

Milano, Rita, giovane, piena di entusiasmo e coraggio decide di proporsi alle sorelle Fendi, nel periodo in cui loro si occupavano esclusivamente di  “pellicceria”e di capi “in seta lavati”: è proprio grazie a questa questa collaborazione e a quella con Marni – nell’arcata degli anni ‘80- che Rita Filipponi compie un altro passo avanti,

“ Si- asserisce Rita- decido di aprire un mio laboratorio personale dove mi occupo di campionari e piccole produzioni, inaugurando questo spazio con il Marchio MA.RI.DA”- Che sta per …. (chiedo io) -” Semplice- mi spiega- le iniziali dei nomi di mio marito e mio figlio e mie : Maurizio, Rita, Davide.”

Un periodo d’oro, colmo di soddisfazioni ma pure di duro ed intenso lavoro, giornate e serate spese su stoffe, forbici, tagli e cuci… solo il grande impegno dà buoni frutti.

“ Eh già- sottolinea Rita- il mondo della moda, bellissimo ma molto impegnativo. Fortunatamente, ad un certo punto, mio figlio Davide decide di prendere parte alla mia avventura. Un aiuto di cui non potrei più fare a meno. “

Davide conferma lo stesso pensiero della madre, lui che – sebbene lavori come geometra (tutto un altra realtà )- entra a pié pari in questo mondo ,occupandosi dei campionari, coordinandoli e gestendoli, tenendo i contatti utili.

Ma torniamo agli step della sua carriera sartoriale.

“ Purtroppo- racconta Rita recuperando fatti del passato- non tutto è “rose e fiori”. Ricordo il forte  impegno dedicato ad una grande azienda di Roma, giorni ed ore spese su tavolo di lavoro, e non avere avuto nessun riscontro economico, mi amareggiò tantissimo. Ricordo, in quegli anni, pochi erano i laboratori di camiceria, ma tutti hanno subito questa grande ingiustizia.”

Dopo questa amara esperienza, fortunatamente, Rita incontra Anna Ossola, stilista di Cortina, con la quale instaura una buona relazione lavorativa : siamo negli anni ‘80, Ossola, in quanto stilista, disegna modelli, Rita si occupa della mano d’opera producendo “ fattivamente “ i capi finiti.

Ed ecco l’incontro e la collaborazione con Mariella Burani: siamo negli anni 1990-2010 e Rita si trova a lavorare fianco a fianco con la stilista in qualità di “premier” . In parole povere, Rita gestisce la sartoria, collabora costantemente, è autonoma e molto apprezzata ( in possesso delle chiavi per entrare ed uscire dalla sede Burani ), segno di grande stima e considerazione.

Ma come è stato lavorare con Mariella Burani? - le chiedo

“ Sebbene lei avesse un carattere alquanto spigoloso, fosse molto esigente, l’esperienza è stata di grande soddisfazione- asserisce Rita- in tutti i sensi. Inoltre- prosegue- amavo tantissimo il suo stile, gli abiti disegnati da lei e l’abito prodotto, finito, soddisfaceva in pieno le esigenze di Mariella.

La nostra relazione è stata sempre positiva e mi era di grande gioia realizzare fattivamente gli schizzi che ricevevo da lei.”

Tanta acqua è passata sotto i ponti, tanti anni che hanno visto mutamenti, a volte capovolgimenti, nel settore moda. Mi sorge spontanea una curiosità.

“ Cosa è rimasto oggi del mondo di ieri, cosa è mutato fortemente?”

“Senza dubbio il sentimento di “indifferenza” che alberga in molti- mi spiega dispiaciuta- l’estrema difficoltà nel costruire una relazione che vada oltre l’esecuzione del “capo” richiesto. Tutto è pragmatico- sottolinea Rita- legato sl business, il rapporto umano è scarsissimo.”

Segno di questi tempi, ci confessiamo reciprocamente…

Osservando l’Atélier- sito in Borgo del Correggio- l’occhio si ferma sulle tante foto esposte alle pareti, ritraenti modelle, attrici, uno squarcio del modo dei VIP e mi domando come sia lavorare con persone che gravitano palcoscenici, red carpets per sfilate con estrema “nonchalance “.

“Ah- sorride Rita- con le modelle è tutta un’altra cosa: le ho sempre trovate molto professionali, ben disposte al dialogo,addirittura alla ricerca di approfondimenti umani”

E poi le sfilate… chissà cosa si nasconde nel backstage…

“ E’ un mondo a sé – spiegano Rita e Davide- dove vedi i tuoi prodotti esposti, sotto gli occhi del pubblico , indossati, vivi ed è una cosa commovente “ e mentre lo raccontano gli si illuminano gli occhi.. ad entrambi.

“Ogni sfilata è unica, sembra sempre la prima volta. Mentre la modella sfila, osservi la tua creazione, se cade bene, se è armonica ”- chiariscono.

Anche per questo motivo- mi aggiornano Rita e Davide- prima di una sfilata, oltre allo stilista, compare la figura dello Stylist che cambia di volta in volta, che vede il prodotto finito con occhi diversi, non coinvolto emotivamente.

“ E’ importantissimo – evidenzia Davide- lo stilista spesso è troppo coinvolto perché vive l’abito passo a passo e  può essere poco obiettivo, mentre le stylist guarda , osserva, controlla con un occhio esterno e distaccato”

Qualche aneddoto?

“ Ricordi piacevoli-certo-  racconta Rita; quella volta che Nina Morich venne a sfilare portando con sé il figlio piccolissimo, una grande tenerezza  e pure Paola Barale testimonial di una sfilata, molto carina e in sintonia con me.

Maria Grazia Cucinotta gentile e simpatica, Alba Parietti, Marta Marzotto ed i suoi modi affettuosi e carini. E non dimentico la bellezza di Megan Gale …

Le più grandi soddisfazioni emotive, più intime?

“ Senza dubbio la possibilità di lavorare con mio figlio Davide- afferma Rita- è stata un’ottima idea, una scelta che rifaremmo. E poi, nei miei cassetti della memoria, un po’ più individuale e forse civettuola, la settimana vissuta presso lo show room di Gian Battista Valli, giorni di grande soddisfazione e gioia “.

Impegno che ha dato i suoi frutti !

 

martedì 24 novembre 2020

NOTE IN RETE DAL FARNESE - MAURO ERMANNO GIOVANARDI IN CONCERTO IL 28 NOVEMBRE a cura di Rita Guidi

  


Sarà il concerto intimo e personale, di grande forza espressiva, di un artista straordinario come Mauro Ermanno Giovanardi, nella cornice prestigiosa del Teatro Farnese, a concludere - sabato 28 novembre - la XIV edizione de 'Il Rumore del Lutto', rassegna culturale diretta da Maria Angela Gelati e Marco Pipitone.

L'esibizione sarà rilasciata in forma gratuita dalle ore 21 della stessa sera sui canali social della rassegna e su quelli del Complesso Monumentale della Pilotta, con cui si realizza l'evento.

Mauro Ermanno Giovanardi, cantautore raffinato e poliedrico, si muove nel panorama musicale italiano da oltre 30 anni: interprete, autore, performer, produttore discografico e, infine, direttore artistico.
Tra i creatori della scena underground nostrana, dopo aver fondato sul finire degli anni '80 i Carnival of Fools, abbraccia gli anni '90 sotto l'egida del successo, grazie ai La Crus, band la cui espressione si riflette entro atmosfere sfaccettate eppure accomunate da un'impronta inconfondibile, libera di muoversi tra rock, pop e tradizione cantautorale.
La voce inconfondibile, i testi, restano ancora oggi il denominatore comune di una carriera dalle differenti incarnazioni, in equilibrio tra progetti 'in solitaria' di grande respiro e clamorosi ritorni alla base, non ultima la reunion con i La Crus nel 2019. La sua è una storia in perfetto equilibrio tra la forza del rock e l'eleganza della musica d'autore; tra l'innovazione musicale e la qualità dei testi, in grado di dare lustro alla scena cantautorale nata tra gli anni '90 e i successivi.
In questo concerto, 'Joe' cucirà le diverse anime della propria storia, ispirato anche dalle tematiche de Il Rumore del Lutto, proponendo pezzi dei La Crus, come "Nera Signora" e "Come ogni volta", alternandoli a brani tratti dai suoi album solisti come "Io confesso" (vero capolavoro della musica italiana) e "Nel centro di Milano". Saranno eseguiti inoltre canzoni provenienti dal recente progetto "La mia generazione", oltre a veri e propri omaggi ai grandi cantautori della musica italiana ed internazionale.

giovedì 19 novembre 2020

GRANDE 'PRIMA' IN PILOTTA CON L'ETOILE ANTONELLA ALBANO IL 30 NOVEMBRE a cura di Rita Guidi

 


"La legge, e la prudenza, tengono sbarrate le porte della Nuova Pilotta. Ma la musica le apre al mondo". Con questa frase il direttore Simone Verde annuncia che il prossimo 30 novembre, a porte naturalmente chiuse, la Pilotta diventerà palcoscenico per una affascinante coreografia nel nome di Frida Kahlo. Il videoclip che ne sarà tratto girerà nel mondo del web, e non solo, portando ovunque le immagini del museo parmense. 

Ad esibirsi nei diversi ambienti del Museo sarà Antonella Albano, Prima Ballerina del Teatro alla Scala, che danzerà, con un suo progetto coreografico elegante, coinvolgente ed emozionante, su un brano composto per l'occasione dal Maestro Piero Salvatori, ripresa con la sapiente regia di Filippo Chiesa. A fare da scenario e, in realtà, ad essere co-protagonista del balletto sarà il complesso della Nuova Pilotta: il Teatro Farnese, innanzitutto, ma anche la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina ed i Saloni Ottocenteschi della Galleria Nazionale.

"A rafforzare questo emozionante colloquio ideale tra arte, musica e danza, sarà anche un'altra delle Arti, ovvero la poesia. Con un testo scritto, non a caso, da una artista tra le più espressive della storia dell'arte del Novecento, una vera e propria icona: Frida Kalho", sottolinea il Direttore Verde.

Di lei il bravissimo Paolo Rossini, leggerà i versi di "Ti meriti un amore". Parole davvero intense come quelle centrali della poesia: "Ti meriti un amore che voglia ballare con te,/ che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi/e non si annoi mai di leggere le tue espressioni".

Il videoclip è prodotto dal regista Filippo Chiesa, con la collaborazione della Nuova Pilotta che, con iniziative come queste vuole ricordare al pubblico che, anche quando sembra chiuso, un museo in quanto centro di ricerca e di reinvenzione permanente di se stesso, è comunque attivo, in qualche modo aperto. Esattamente come lo scorso lock-down è servito infatti a implementare e accelerare la progettazione, altrettanto sta succedendo in queste ore drammatiche in cui si sta tentando di fare di necessità virtù, lavorando al riallestimento di altri spazi, per una Nuova Pilotta, ora anche più grande grazie all'acquisizione degli impressionanti spazi delle Scuderie ducali: 1500 mq. in più.

venerdì 16 ottobre 2020

IN VIAGGIO CON ULISSE - LA MOSTRA EVENTO AI MUSEI SAN DOMENICO DI FORLI' di Rita Guidi - foto di Niccolo' Zanichelli

 

 


La prora fende l’orizzonte dei secoli e poi si affida quieta al nostro sguardo.

Si lascia ammirare, magica e sorniona, al riparo delle volte sacre dell’antica navata. E ci guida, ferma, nel lungo viaggio alle radici della nostra storia, del nostro pensiero, della nostra identità.


E’ un’emozione da non perdere l’evento  “Ulisse. L’arte e il mito”, ospitata presso i Musei San Domenico (a cura della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì). Uno straordinario percorso visivo – tra la suggestione di immagini proiettate alle pareti e gli echi sonori delle pagine di Omero, alla scoperta dei capolavori che dall’VIII secolo a.C. ai giorni nostri hanno scandagliato il mito dell’eroe della ‘metis’ e ne hanno raccontato la storia. Le storie.

Come quella che immaginiamo incrostata alla chiglia poderosa della nave greca arcaica di Gela, tra le più antiche del mondo, di cui è presente l’ossatura portante, databile tra il VI e il V secolo a.C., rinvenuta nel 1988 nel mare di Contrada Bulala, a cinque metri di profondità. Le parti recuperate si allungano per 17 metri e ci parlano attraverso uno dei più emblematici ritrovamenti subacquei del patrimonio archeologico del Mediterraneo Antico: dicono le caratteristiche dell’imbarcazione, ma anche la storia stessa della navigazione e le tecniche di costruzione navale impiegate dalle maestranze greche.


Segreti e legni accarezzati da Ulisse, il cui sguardo ammiriamo nel marmo di Sperlonga, (I sec d.C.), e che è immagine simbolo della grande mostra. Un orizzonte d’arte che di sala in sala incornicia mito e realtà del mondo classico e la sua celebrazione:  dalla Afrodite dalle belle terga, al Concilio degli dei di Rubens, dalla Penelope del Beccafumi alla Circe invidiosa di Waterhouse in arrivo dall’Australia, fino a Le muse inquietanti di De Chirico, all’Ulisse di Arturo Martini e al cavallo statuario di Mimmo
Paladino.

Una straordinaria offerta (grazie alle collaborazioni con i più importanti Musei nazionali e internazionali, tra i quali il Musée d'Orsay di Parigi, la Royal Academy di Londra, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e l’Università di Ginevra) che si stende sotto i nostri occhi. I nostri passi. Ci permette di tuffarci nello spazio e nel tempo, fino alle nostre radici, fieri di un folle volo.

(fino al 31 ottobre)

 

 


giovedì 15 ottobre 2020

LA NUOVA VESTE DE 'LA SCAPILIATA' a cura di Rita Guidi

 


Nuovo, importante passo avanti per il progetto messo in atto dal Direttore Simone Verde per modellare una Nuova Pilotta: 'un grande museo di valore e impronta internazionali che, valorizzando il proprio grande passato, tracci il futuro'.

Protagonista di questo ulteriore intervento è una delle opere simbolo del museo parmense, ovvero 'La Scapiliata' di Leonardo da Vinci.

Nella 'Scapiliata' Leonardo 'non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà. La Scapiliata di Leonardo è forza, libertà, femminilità, idolo di perfezione estetica capace di riassumere tutte le forme della vita. In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli»'. È l'autorevole opinione del professor Pietro Marani e del Direttore Simone Verde.

In occasione delle recenti Celebrazioni dei 500 anni dalla morte del suo autore, 'La Scapiliata' ha trovato una cornice consona, coerente con il prezioso dipinto e ad esso coeva. L'acquisto di questo prestigioso manufatto ligneo è stato finanziato dal Garden Club di Parma, con un intervento straordinario che ha contribuito a valorizzare il dipinto anche nelle sue componenti estetiche. L'associazione, che da tempo affianca la Pilotta condividendone i programmi culturali, ha deciso di sostenere la donazione della cornice poiché identifica nell'opera uno dei più importanti capolavori del Complesso della Pilotta capace di qualificare come icona le sue collezioni a livello internazionale.
Con questo nuovo 'vestito', il capolavoro di Leonardo era stato protagonista della mostra 'La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci', allestita nel Complesso della Pilotta dal 18 maggio al 12 agosto 2019, iniziativa di grande successo particolarmente apprezzata dal pubblico.
Dal temporaneo della mostra, al definitivo posizionamento della 'Scapiliata' all'interno del percorso museale rimodellato per la Nuova Pilotta.
Ed è quello che parmensi e turisti possono ammirare ora nell'ala ovest (in via di completo restyling). La meravigliosa tavola di Leonardo è stata posizionata su una ampia superfice metallica grigia e su una parete in marmorino anch'esso grigio, che crea un perfetto contrasto cromatico con l'oro e il bruno che connotano il dipinto e la cornice. È stato creato uno spazio dedicato per farne apprezzare l'eccezionalità senza tuttavia interrompere il percorso tematico espositivo e la tavoletta di Leonardo appare collocata all'interno di una vetrina speciale, un climabox appositamente progettato, che ripara il capolavoro di Leonardo non solo dal pericolo di intromissione da parte di malintenzionati ma la preserva anche dalle polveri e da eccessi di luminosità e umidità.

venerdì 9 ottobre 2020

PICCOLO MONDO ANTICO IN BIBLIOTECA di Stefania Zanardi

 



Cosa bolle in pentola presso la Biblioteca comunale di Traversetolo? Tanto e molto di più…

A dare inizio, il primo sabato di ottobre ( il giorno 3) alle numerose iniziative in programma,  è stata un’originale, per nulla scontata,  presentazione di un lavoro realizzato ‘a quattro mani’, grazie soprattutto all’interessamento e il contributo delle associazioni Okko e Scambiamente. Quest’ultima ha scelto come propria filosofia la divulgazione di cultura, gentilezza  e letteratura grazie all’attività principale di Bookcrossing.

Ma andiamo per ordine: Simona Costanzo (scrittrice e guaritrice) e Paola Codeluppi (fotografa) – le due artefici di questo lavoro impegnativo e richiedente tanto tempo e pazienza - una decina di anni fa, cercano tra l’ Emilia Romagna e le terre mantovane,  donne GUARITRICI entrando nelle loro case, nelle loro vite, per raccontarne le storie. Ed ecco, in un ambiente semplice ma di stile, una vecchia ex stalla tra mattoni e colonnotti in stile semplice e lineare, circondata da piccole finestre dalle quali fa capolino un sole ancora settembrini no, riunirsi un gruppo di persone (per lo più donne – chissà perché?) per ascoltare, imparare, approfondire un argomento che

-  si perde lontano nel tempo, riportando alla luce antiche e misteriose realtà. A presentare il libro Elisa Morandi “ Non una vera presentazione, chiarisce, ma giusto una chiacchierata” perché, pure per lei si tratta di una prima volta.

Come nasce questo libro? Come atto d’amore, un dono gratuito (vocabolo alquanto desueto oggigiorno), una testimonianza, l’esperienza di una donna, una guaritrice. In effetti, in questo libro, sono le donne stesse a raccontare, parlare, mostrare (grazie alle foto di Paola) i luoghi e gli oggetti quotidiani delle GUARITRICI, un tempo figure portanti nella società rurale di qualche decennio fa che sembra resistere ancora oggi. Dieci anni di lavoro, incontri con queste figure femminili uniche, particolari molto schive all’inizio ma  quasi prime donne, a lavoro concluso.

“Per riuscire a strappare loro una foto, od immortalare qualche oggetto personale – spiega Paola- è necessario tanto tempo, una fiducia reciproca perché non è solo un’immagine quella impressa sul foglio ma la loro stessa vita. Ascoltando le parole delle due autrici, si respira aria di magia, ma una magia quotidiana : in effetti, chi decide (e ne ha il potere) di essere guaritrice, ha a che fare con la magia, che non sta tanto nella guarigione ma nel suo mondo è nel modo di concepire la vita.

La cura dei gesti, gli atti ripetuti, i rituali legati per lo più ad un mondo contadino che procedeva e procede (oggi un po’ meno ) ai ritmi della natura, un nutrimento di corpo ed anima. È quindi palese che poche persone riescano a curare poiché è necessaria estrema pazienza, tanto tempo a disposizione.

Sarà anche per questo che, quasi nessun uomo appare nel racconto delle due autrici, in quanto il ‘sesso forte’ è da sempre stato impegnato al di fuori delle mura domestiche, nei campi o altrove.

Ma perché Simona ha deciso di iniziare (e terminare ) questo lavoro così coinvolgente ed impegnativo?

Tutto nasce da una donna, appunto una guaritrice, Dosolina – alla quale è dedicato questo libro- che Simona conobbe da piccola grazie ai suoi genitori per i quali questa donna lavorava. Dosolina era una guaritrice, specializzata nel ‘segnare il Fuoco di Sant’Antonio’:si, proprio specializzata perché queste Figure non lavorano lasciando le cose al caso. E si torna indietro nel tempo di tanti decenni (periodo di guerra e post bellico) quando il valore ed il potere di queste donne era veramente grande, donne forti in un periodo difficile.

C’era chi curava le storte, chi liberava dai vermi, chi placava il mal di pancia e pure il Male di Vivere (molto Leopardiano), la nostra – purtroppo  attualissima – Depressione.

Ma come apparivano agli occhi degli altri queste Entità un po’ fuori dalla realtà? (ma solo in apparenza)

Ascoltando i racconti di Simona e Paola, scopriamo quante sembianze potevano assumere durante un incontro le guaritrici che mano a mano hanno incontrato : timide, introverse, ma anche determinate e decisioniste, un po’ infantili e semplici ma pragmatiche all’ennesima potenza. Insomma, donne che non subiva o la vita, tutt’altro, ne erano le artefici.

Durante l’incontro, tante e varie le domande : ‘Ma facevano paura? Come reagivano medici e Chiesa? Come si contattano queste persone?

Si, incutevano o un certo timore, un po’ reverenziale, ma soprattutto infastidivano perché scardinavano le regole di una comunità e  parte della società :Chiesa e sacerdoti percepivano in loro qualcosa di esoterico, misterioso al limite della stregoneria! I medici temevano che le loro guarigioni (misteriose) sminuissero il  valore della medicina scientifica. Eppure queste donne erano e sono religiose, frequentano la chiesa, non vogliono danneggiare nessuno, non vogliono essere pagate (vietata per loro qualsiasi  genere di ricompensa) tutt’al più accettano doni come ringraziamento. Le guaritrici sono solite affermare che il medico (grazie ai farmaci) spostano la malattia verso altre parti del corpo… loro le eliminano.

Al termine, la domanda di rito : perché Simona ha deciso di essere pure lei guaritrice?

‘Non l’ho affatto deciso – afferma è stata Dosolina (per lei quasi una tata) che me lo ha trasmesso. Ora lei non è più tra noi ed io ho raccolto la sua eredità con un pizzico di paura ma, quando le amiche mi hanno spiegato che se non lo avessi fatto mi sarei ammalata…. ho accettato.

E, ad oggi, ogni suo gesto, rito e segno ha avuto successo. Un dono ed un ‘potere’ non per tutte.

 

 

 

sabato 19 settembre 2020

IL VERDE D'AUTUNNO TRIONFA IN CITTADELLA - a cura di Rita Guidi

 



E' un piacere piu' dolce, una promessa di riposo che rinnova la vita, il verde e il foliage d'autunno. Un trionfo dorato che offre il suo richiamo timido e sofisticato a chi si abbandona a natura e giardini. 

Ecco allora l'invito prezioso di questo 'Nel segno del giglio d'autunno'. Una tre giorni (dal 18 al 20 settembre nel parco Cittadella di Parma) da non perdere e che fiorisce di nuovo da radici lontane.

Si era nel 1993, infatti, quando questa manifestazione prese vita. Da non molto si erano conclusi i restauri sull’antica Reggia di Colorno e il Parco stava gradualmente tornano all’antica, perduta magnificenza.

Lo sforzo immenso fatto dalla Provincia di Parma per ridare dignità all’intero complesso storico dell’antica Reggia aveva restituito un luogo di bellezza straordinaria, scenario ideale per grandi manifestazioni. Di qui l’idea di riportare nel ritrovato Parco persone che, per passione e competenza, sapessero godere del grande recupero. Nasceva così la Mostramercato del giardinaggio di qualità.
Il nome della nuova creatura non poteva che richiamare la nobiltà del luogo ed ecco “Nel segno del Giglio”, dove il giglio è l’emblema floreale dei Farnese, Signori di Parma e di questo magnifico buen retiro.
Da allora, anno dopo anno, la mostra è cresciuta sino a conquistarsi la qualificazione di “Nazionale” e soprattutto a imporsi tra i punti di riferimento più amati dai pollici verdi italiani e non solo. In questo ventennale percorso la mostra ha assunto un ruolo sempre più di rilievo, tanto da collegarsi, unica in Italia, con la più titolata esposizione del Continente, quella di Courson, in Francia. Pur ospitando espositori e visitatori da tutto il territorio nazionale ma anche da altri Paesi europei, “Nel segno del Giglio” si è fatta un punto d’onore: quello di valorizzare le non poche eccellenze verdi del proprio territorio. Di qui l’attenzione che viene riservata alle iniziative di chi nel parmense opera per il recupero di varietà scomparse o per la salvaguarda dei magnifici parchi di una provincia che spazia dall’alto Appennino alla placida piana del Po.
Con la mostra, il Parco e la Reggia “Nel segno del Giglio” invita i suoi visitatori a scoprire le altre infinite meraviglie di questa terra: parchi naturalistici, parchi storici, giardini innanzitutto; ma anche i castelli, le ville, gli insediamenti religiosi che, insieme alla gastronomia, fanno del parmense la meta ideale per un turismo di qualità. Di qui le proposte che, edizione dopo edizione, vengono suggerite dagli organizzatori. Tutte originali, molto curate, d’eccezione. Come si conviene ad una mostra di così alto lignaggio.
Il successo della manifestazione che, rigorosamente, si svolge a primavera avanzata, ha spinto gli organizzatori a ideare un secondo appuntamento, questa volta autunnale. L’autunno, si sa, è la stagione durante la quale i pollici verdi mettono a dimora nuove piante e vanno alla ricerca di idee per rinnovare il volto dei loro giardini. Ecco quindi “Nel segno del Giglio Autunno”, appuntamento che già alle prime edizioni si è imposta tra i più attesi e frequentati della stagione.
E dopo aver dato sfogo alla passione per il verde, nulla di meglio che dare spazio al gusto in uno dei molti ristoranti della zona, tutti rigorosamente adepti del culto per la genuina, sapida cucina parmigiana.