martedì 9 luglio 2019

IN VIAGGIO NELLO SPAZIO-TEMPO DELLA RETE: IL SEGNO DI PARMA di Rita Guidi


Sembra un mondo lontano: eoni, e invece sono pochi anni.
 Fa sentire pionieri. Perché davvero siamo stati i primi. Settembre 1994. Quando la Rete in Italia si annunciava con timidi vagiti, sotto la nostra tastiera aveva già preso forma “Il Segno di Parma”: rivista culturale multimediale, ideata, scritta e diretta da Rita Guidi e realizzata tecnicamente – in quella neonata Rete, appunto – da Francesco Zanichelli.

Qualcosa di sorprendente e tenero insieme, alla luce dell’oggi. Perché dopo il Big Bang di Internet è buffo e incredibile leggere di come ovviare al ‘peso’ delle immagini, o alla difficoltà di trasmettere un brano musicale… 
Eppure, con tutto questo, “Il Segno di Parma” è lì. Anzi, è qui. Realtà preziosa e bellissima, che con orgoglio – come archeologi di un mondo lontanissimo eppure solo di ieri – possiamo e vogliamo riproporvi. 
Buona lettura

0.       http://www.ce.unipr.it/z/segno/settembre/segno.html  [Anno 0 N.0 Settembre 1994]
1.       http://www.ce.unipr.it/z/segno/ottobre/segno.html  [Anno 1 N.1 Ottobre 1994]
2.       http://www.ce.unipr.it/z/segno/novembre/segno.html [Anno 1 N.2 Novembre-Dicembre 1994]

sabato 8 giugno 2019

LA CINA A PARMA - SPLENDORI D'ORIENTE, E NON SOLO, NEL MUSEO D'ARTE CINESE ED ETNOGRAFICO di Rita Guidi - foto di Niccolo' Zanichelli



La Cina? E’ lontana. Quanto i “gigli d’oro” o i templi d’avorio. Eppure è vicina: appena oltre la soglia  dell’Istituto Saveriano per le Missioni Estere, in un viale non lontano dal centro di Parma. 
 Il Museo d’Arte Cinese è lì.
 Cent’anni e più, che diventano una storia nella storia. Una sala con quest’uso infatti esisteva già dal 1900.  L’aveva voluta Monsignor Conforti, fondatore dell’ Istituto, per raccogliere gli oggetti che i missionari inviati in quel lontano mondo riportavano qui.   Un paio di loro, che in Cina rimasero per oltre cinquant’anni dal 1899, hanno raccolto la maggior parte delle opere - alcune davvero preziose - del museo, in seguito arricchito da altri acquisti e donazioni. Tanto
da far sembrare già stretto lo spazio che ordina gli oggetti in un nuovissimo, sobrio allestimento. Suggestivo più che mai, per il gioco tecnologico di un immenso schermo a tutta parete, musiche soffuse, touch screen informativi.
 Vetrine, teche e profumo d’Oriente distese lungo due corridoi e una grande sala. Selezione preziosa di quegli oltre milleseicento oggetti che prima convivevano fascinosi e accatastati in un diverso spazio. Dipinti (restaurati e protetti), statuine, mai cianfrusaglie anche se documenti minori, e che ora ritrovano nel buio la necessaria salvaguardia per i propri colori.

 Ma il meglio è qui, sotto la luce silenziosa di questi occidentali riflettori, didascalia viva dei racconti di Marco Polo, e non solo. Perché è dedicata agli abitanti d'Amazzonia, la prima sala, all’ingresso. Oggetti d’uso quotidiano. Abiti, accessori...Come per la Cina, che si scopre più in là. Utensili antichissimi, oggetti (per la scrittura, occhiali), scarpe. I “gigli d’oro”: il più elegante supplizio di raso. Cinque, forse sei centimetri di dolore, dedicati alle figlie
della nobiltà. Il piccolo tacco, l’impossibile misura, questa scarpa certo non bastava all’equilibrio delle pur leggiadre principesse, che quindi si aiutavano con quel bastone che vedete accanto.
 Ma l’Oriente più estremo e prezioso, per un’altrettanto lontana idea di bellezza, è racchiuso nella sala centrale. Protetto dal vetro ma non dallo sguardo, saltano all’occhio i capolavori in stile  ‘barocco’ (è del ‘600) degli oggetti d'avorio, straordinari di intagli e cesellature  quantomeno sorprendenti.
 Alle pareti le ceramiche, in  ordine cronologico, praticamente una per ogni dinastia: dai suggestivi reperti tombali, alle prime porcellane inventate sotto i T’Ang (618-906). Splendido il grande vaso rosso-blu “sottocoperta” benchè di primo ‘800. Sottocoperta perchè avvolto da quella lucente pellicola vitrea che contraddistingue il procedimento di cottura (con temperature, tempi e componenti diversi ) proprio della porcellana. Più frequenti gli oggetti bianco-blu, per la resistenza termica di questo colore, più rari quelli con diversi colori, che richiedevano ulteriori e più delicate cotture. E ancora, giustamente al centro, due Pan-Shan di 4.000 anni fa: in terracotta, perfetti, questi vasi erano destinati a contenere cibi o bevande, ritrovati intatti in una tomba, attorno al 1920. Nella serie di bronzi, che pure attraversano millenni di storia (i più antichi sono del V-VI sec a.C.), numerosissimi i Buddha (venerato dal 500 a.C.) compreso quello panciuto  e sorridente dell’abbondanza ( e dell’avvenire, nel senso che è ancora atteso...).
Non abbiamo detto dei libri tibetani, o delle mille curiosità che avvolgono ogni oggetto ; e ognuna conosciuta dalla straordinaria esperienza di Lino Ballarini, missionario e guida di un museo che è testimonianza d’umana e lontanissima avventura. Per scoprire l’ultima chicca, i dodici pannelli di un immenso paravento, si attraversa tutta la sala, ormai dimentichi del primo corridoio, figlio di altri continenti, tra maschere di tribù d’Amazzonia o tamburi d’Africa. Ma questa è altra lontananza e altra storia.

                                      Rita Guidi


Il Museo d’Arte Cinese si trova all’interno dell’Istituto Saveriano per le Missioni Estere, in Viale S.Martino 8, a Parma. L’orario di visita è 9/13 - 15/19  tutti i giorni salvo il lunedì, la domenica 11/13 - 15/19. Tel.0521/257337.

domenica 12 maggio 2019

SAVINIO E DE CHIRICO: I FRATELLI DELL'ARTE di Rita Guidi - foto di Niccolo' Zanichelli



La vera sorpresa è Alberto Savinio: 
i colori pastello, giocosi e ironici, che abbracciano d’ironia chi ferma lo sguardo sulla sua metafisica. Un passo accanto al fratello, distanza voluta e necessaria. Perché il fratello è l’altrettanto grande De Chirico (Giorgio, maggiore di Alberto), dagli spazi intonsi, dalle prospettive fredde e nitide di luci e di ombre, forse più celebri e celebrate.
Alla Fondazione Magnani Rocca (fino al 30 giugno) ecco infatti una preziosa mostra dedicata ai «dioscuri» dell’arte del XX secolo.
I fratelli della metafisica, dunque, così vicini eppure diversi. Straordinario artista delle piazze e del vuoto l’uno e multiforme intellettuale l’altro, che qui costringe ad una riflessione ulteriore sui colori e sulle forme.

Perché c’è la celeberrima Piazza d’Italia o le Muse metafisiche o i Cavalli in riva al mare di De Chirico: e dunque tutta l’impronta inconfondibile e potente del maestro che firma esatta una visione del mondo e anticipa già il surrealismo. E accanto l’incursione rosa di Savinio: il giocoso Le roi mages, l’irriverente Apollo, l’immaginosa Battaglia dei centauri…
Come se dalla stessa Grecia nativa fossero germinati fiori uguali dai diversi colori. Come se al mistero raggiunto dell’uno si contrapponesse l’inquietudine mite dell’altro, che del resto affermava: “È con le occasioni mancate che a poco a poco noi ci costituiamo un patrimonio di felicità. Quando il desiderio è soddisfatto, non resta che morire”.

                                                       Rita Guidi

lunedì 6 maggio 2019

IL REQUIEM DI MOZART: DA NON PERDERE MAI di Rita Guidi foto di Niccolo' Zanichelli


Ha scelto come contrappunto anche la forza del silenzio. Questo Requiem di Mozart, diretto da Carlo Montanaro al Teatro Regio di Parma (straordinario il coro del Teatro e gli interpreti Pertusi, Ganzi, Pratt, Pilipenko), ha insistito sui frammenti di un’opera tanto celeberrima quanto frammentaria (appunto) e misteriosa. 

Incompleta (il grande Amadeus morì il 5 dicembre 1791 mentre stava componendo), forse in parte completata (dall’allievo Franz Suussmayr), la partitura vive comunque di una forza inesausta, di una commovente potenza.
Questo requiem è il requiem, sempre e comunque: nella dolcezza nostalgica del ‘lacrimosa’ come nel tormento tuonante del giudizio (Dies Irae). E’ la vita – vibrante o sofferente, che scorre tra le note fino a squarciare il velo del cielo. E poi esulta, anima tra le anime… Il brivido del ‘confutatis’ addolcito da un coro di angeli…
Si. Occorre un breve silenzio, dopo ogni frammento. Ricorda che in fondo, ancora, siamo sulla terra. 
Perchè qui si ascolta la musica di (un) Dio.

                           Rita Guidi

domenica 14 aprile 2019

NEL SEGNO DEL GIGLIO - A COLORNO VA IN SCENA LA PRIMAVERA di Rita Guidi

Lo splendore blu della Litodora, 
o l'eleganza rara dell'ayuga...Non perdete un appuntamento per la gioia degli occhi: la Reggia di Colorno si veste di primavera e offre il suo parco regale al piacere dei visitatori.
Non fatevi fermare dai capricci del cielo e seguite il profumo degli aranci in fiore o...le note musicali...

Se infatti fiori e piante sono da un quarto di secoli i naturali protagonisti della rassegna, quest'anno ad essi si aggiunge anche la musica, per rendere la visita a 'Nel Segno del Giglio' una vera, indimenticabile esperienza.

Nelle tre giornate (dal 12 al 14 aprile) lungo i viali del parco dei musicisti solisti, moderni pifferai magici, creeranno l'originale colonna sonora della manifestazione, suonando per il pubblico attraverso le diverse aree della grande esposizione florovivaistica. 
Grande protagonista  è anche il Parco di Paneveggio, il Bosco dei Violini, devastato lo scorso ottobre da un fortunale che ha spianato molte foreste tra Trentino e Veneto. A Colorno, in memoria di quel Bosco distrutto, risuoneranno le note del concerto che il violoncellista Mario Brunello ha tenuto lassù, fra i tronchi appena caduti.

Dopo la passeggiata fra i fiori e le piante della Mostra, vi attende

un'altra sorpresa: la visita, anche guidata, alla Reggia, considerata la Versailles italiana dei Duchi di Parma, con oltre le 400 sale, corti e cortili, la famosa Sala del Trono e, novità, l'Appartamento Privato del Duca Ferdinando di Borbone con il bellissimo Osservatorio Astronomico. Questa meraviglia d'Italia ha recentemente riconquistato alcuni dei suoi preziosissimi arredi. Dopo l'annessione del Ducato al Regno d'Italia infatti, la Reggia di Colorno venne totalmente svuotata dei suoi tesori, molti dei quali arredano oggi il Palazzo del Quirinale e altre sedi istituzionali. Alcuni di essi, grazie alle ricerche e alle azioni della Provincia di Parma, proprietaria del monumento, sono tornati al loro posto, testimoni dello sfarzo di quella che è stata una delle più sontuose regge d'Europa.

mercoledì 10 aprile 2019

A VISUAL PROTEST - BANKSY AL MUDEC di Rita Guidi


Questa mostra non dovrebbe esistere: visitatela. 
Al MUDEC di Milano va in scena un controsenso: Bansky. La street-art che grida contro: le guerre, le discriminazioni, le ingiustizie, la mercificazione.

Quindi? La provocazione all’angolo di strada, non l’allestimento.
Quindi? L’accusa esplicita al conformismo graffiata sul muro, non l’ingresso a pagamento.
Questa mostra è un controsenso (ma) andateci. Fino al 14 aprile è un punto d’incontro – l’unico possibile – per avvicinare il mondo di un artista ‘ignoto’ e sfuggente. Capirne il percorso. Comprenderne la sfida, la genialità, la grandezza. Ammirarne i (capo)lavori (non affreschi ma riproduzioni, ovviamente) iconici e celeberrimi. Condividerne le riflessioni. La denuncia (come un moderno Caravaggio)…

Perché è davvero una “Visual Protest”, l’arte di Bansky. Così potente e immediata da lasciarvi un senso di colpa, all’uscita.
Una mostra che non dovrebbe esistere, ma (accidenti) da visitare.

Rita Guidi


martedì 2 aprile 2019

OSCAR DELLE MOSTRE A "L'ETERNO E IL TEMPO"




L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio vince l'Oscar delle mostre


L'esposizione forlivese del 2018 "L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio" vince l'Oscar delle mostre nella sua categoria (Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme) a livello mondiale.
Il 12 marzo, a New York, il Coordinatore generale delle Grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli, ha ricevuto il più alto riconoscimento: il Fifth Global Fine Art Awards. 94 gli eventi artistici selezionati, provenienti da 6 continenti, 49 città e 31 paesi di tutto il mondo.

Un riconoscimento che va alla speciale qualità della mostra e al lavoro svolto in questi 14 anni dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì.
Nella sua categoria "Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme" la mostra forlivese è arrivata prima superando il County Museum of Art (LACMA) di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, Palazzo Pitti di Firenze e l'Hermitage di Amsterdam.
14 i riconoscimenti complessivamente conferiti nelle diverse categorie, alla presenza di 120 invitati d'onore.
Il prestigioso premio conferma la qualità e il valore delle grandi mostre forlivesi a livello mondiale, proprio mentre ai Musei San Domenico di Forlì è attualmente in corso la nuova retrospettiva dedicata all'arte italiana dell'Ottocento nel periodo tra l'Unità d'Italia e la Grande Guerra. La mostra "Ottocento. L'arte dell'Italia tra Hayez e Segantini" sarà visitabile sino al 16 giugno 2019 ed è la quattordicesima mostra organizzata sempre dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l'Amministrazione Comunale.








Il Global Fine Art Awards è un concorso internazionale d'arte che dal 2014 premia le mostre d'arte e le rassegne culturali più innovative e rilevanti dell'anno attraverso una giuria internazionale di curatori e storici dell'arte. La mission del programma GFAA è quella di sviluppare interesse e passione per le belle arti e di promuoverne il ruolo educativo nella società. Lo scopo è quello di elevare l'importanza e la pertinenza delle belle arti nel mondo di oggi: economicamente, socialmente e culturalmente.

"Celebrare grandi mostre - Considerate quanto duramente i professionisti museali lavorano per concepire e organizzare le loro mostre temporanee e le installazioni di arte e design, e anche quanti soldi spendono le loro istituzioni per allestirle e promuoverle. Ora chiedetevi: come si possono celebrare i migliori di questi progetti, dopo che le luci si sono spente e le opere in prestito sono tornate a casa? ... Stranamente, in un mondo brulicante di cerimonie di premiazione per ogni evento culturale apparentemente possibile, non esiste un programma che riconosca tali mostre. Fortunatamente, questa stimata squadra ha iniziato a creare i Global Fine Arts Awards." Peter Trippi, Comitato consultivo GFAA e giudice emerito.