domenica 14 aprile 2019

NEL SEGNO DEL GIGLIO - A COLORNO VA IN SCENA LA PRIMAVERA di Rita Guidi

Lo splendore blu della Litodora, 
o l'eleganza rara dell'ayuga...Non perdete un appuntamento per la gioia degli occhi: la Reggia di Colorno si veste di primavera e offre il suo parco regale al piacere dei visitatori.
Non fatevi fermare dai capricci del cielo e seguite il profumo degli aranci in fiore o...le note musicali...

Se infatti fiori e piante sono da un quarto di secoli i naturali protagonisti della rassegna, quest'anno ad essi si aggiunge anche la musica, per rendere la visita a 'Nel Segno del Giglio' una vera, indimenticabile esperienza.

Nelle tre giornate (dal 12 al 14 aprile) lungo i viali del parco dei musicisti solisti, moderni pifferai magici, creeranno l'originale colonna sonora della manifestazione, suonando per il pubblico attraverso le diverse aree della grande esposizione florovivaistica. 
Grande protagonista  è anche il Parco di Paneveggio, il Bosco dei Violini, devastato lo scorso ottobre da un fortunale che ha spianato molte foreste tra Trentino e Veneto. A Colorno, in memoria di quel Bosco distrutto, risuoneranno le note del concerto che il violoncellista Mario Brunello ha tenuto lassù, fra i tronchi appena caduti.

Dopo la passeggiata fra i fiori e le piante della Mostra, vi attende

un'altra sorpresa: la visita, anche guidata, alla Reggia, considerata la Versailles italiana dei Duchi di Parma, con oltre le 400 sale, corti e cortili, la famosa Sala del Trono e, novità, l'Appartamento Privato del Duca Ferdinando di Borbone con il bellissimo Osservatorio Astronomico. Questa meraviglia d'Italia ha recentemente riconquistato alcuni dei suoi preziosissimi arredi. Dopo l'annessione del Ducato al Regno d'Italia infatti, la Reggia di Colorno venne totalmente svuotata dei suoi tesori, molti dei quali arredano oggi il Palazzo del Quirinale e altre sedi istituzionali. Alcuni di essi, grazie alle ricerche e alle azioni della Provincia di Parma, proprietaria del monumento, sono tornati al loro posto, testimoni dello sfarzo di quella che è stata una delle più sontuose regge d'Europa.

mercoledì 10 aprile 2019

A VISUAL PROTEST - BANKSY AL MUDEC di Rita Guidi


Questa mostra non dovrebbe esistere: visitatela. 
Al MUDEC di Milano va in scena un controsenso: Bansky. La street-art che grida contro: le guerre, le discriminazioni, le ingiustizie, la mercificazione.

Quindi? La provocazione all’angolo di strada, non l’allestimento.
Quindi? L’accusa esplicita al conformismo graffiata sul muro, non l’ingresso a pagamento.
Questa mostra è un controsenso (ma) andateci. Fino al 14 aprile è un punto d’incontro – l’unico possibile – per avvicinare il mondo di un artista ‘ignoto’ e sfuggente. Capirne il percorso. Comprenderne la sfida, la genialità, la grandezza. Ammirarne i (capo)lavori (non affreschi ma riproduzioni, ovviamente) iconici e celeberrimi. Condividerne le riflessioni. La denuncia (come un moderno Caravaggio)…

Perché è davvero una “Visual Protest”, l’arte di Bansky. Così potente e immediata da lasciarvi un senso di colpa, all’uscita.
Una mostra che non dovrebbe esistere, ma (accidenti) da visitare.

Rita Guidi


martedì 2 aprile 2019

OSCAR DELLE MOSTRE A "L'ETERNO E IL TEMPO"




L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio vince l'Oscar delle mostre


L'esposizione forlivese del 2018 "L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio" vince l'Oscar delle mostre nella sua categoria (Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme) a livello mondiale.
Il 12 marzo, a New York, il Coordinatore generale delle Grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli, ha ricevuto il più alto riconoscimento: il Fifth Global Fine Art Awards. 94 gli eventi artistici selezionati, provenienti da 6 continenti, 49 città e 31 paesi di tutto il mondo.

Un riconoscimento che va alla speciale qualità della mostra e al lavoro svolto in questi 14 anni dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì.
Nella sua categoria "Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme" la mostra forlivese è arrivata prima superando il County Museum of Art (LACMA) di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, Palazzo Pitti di Firenze e l'Hermitage di Amsterdam.
14 i riconoscimenti complessivamente conferiti nelle diverse categorie, alla presenza di 120 invitati d'onore.
Il prestigioso premio conferma la qualità e il valore delle grandi mostre forlivesi a livello mondiale, proprio mentre ai Musei San Domenico di Forlì è attualmente in corso la nuova retrospettiva dedicata all'arte italiana dell'Ottocento nel periodo tra l'Unità d'Italia e la Grande Guerra. La mostra "Ottocento. L'arte dell'Italia tra Hayez e Segantini" sarà visitabile sino al 16 giugno 2019 ed è la quattordicesima mostra organizzata sempre dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l'Amministrazione Comunale.








Il Global Fine Art Awards è un concorso internazionale d'arte che dal 2014 premia le mostre d'arte e le rassegne culturali più innovative e rilevanti dell'anno attraverso una giuria internazionale di curatori e storici dell'arte. La mission del programma GFAA è quella di sviluppare interesse e passione per le belle arti e di promuoverne il ruolo educativo nella società. Lo scopo è quello di elevare l'importanza e la pertinenza delle belle arti nel mondo di oggi: economicamente, socialmente e culturalmente.

"Celebrare grandi mostre - Considerate quanto duramente i professionisti museali lavorano per concepire e organizzare le loro mostre temporanee e le installazioni di arte e design, e anche quanti soldi spendono le loro istituzioni per allestirle e promuoverle. Ora chiedetevi: come si possono celebrare i migliori di questi progetti, dopo che le luci si sono spente e le opere in prestito sono tornate a casa? ... Stranamente, in un mondo brulicante di cerimonie di premiazione per ogni evento culturale apparentemente possibile, non esiste un programma che riconosca tali mostre. Fortunatamente, questa stimata squadra ha iniziato a creare i Global Fine Arts Awards." Peter Trippi, Comitato consultivo GFAA e giudice emerito.

martedì 26 febbraio 2019

DA HAYEZ A SEGANTINI - MUSEI SAN DOMENICO DI FORLI'

Francesco Hayez (Venezia, 1791 - Milano, 1882),
 Ruth, 1853, Olio su tela, 100 x 138 cm
Questa rassegna si ricollega, per le ambizioni e l'impegno nel riconsiderare sotto un nuovo punto di vista un periodo particolarmente significativo della nostra storia dell'arte, con altre grandi mostre organizzate dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. In particolare quelle dedicate nel 2007 a Silvestro Lega, nel 2013 al Novecento, nel 2014 al Liberty e nel 2015 a Boldini, alternando dunque approfondite ricognizioni monografiche alla esplorazione dei movimenti che hanno caratterizzato l'avvincente confronto tra la tradizione e la modernità, il dialogo tra il passato e il presente. Questo vale in particolare per il mezzo secolo preso in considerazione da questa mostra che va dall'Unità d'Italia alla Grande Guerra, evento che conclude definitivamente l'Ottocento. Oggetto di un'indagine mai tentata prima sono dunque anni esaltanti e tormentati che hanno visto gli intellettuali e gli artisti impegnarsi sul fronte comune della nascita di una nuova coscienza unitaria, di un'identità nazionale che rispecchiasse l'avvenuta unificazione politica del paese.

Come la letteratura, dominata da Carducci, Pascoli e D'Annunzio grandi interpreti dell'orgoglio e delle aspirazioni nazionali, e la musica, che con Verdi, Puccini e Mascagni ha saputo esprimere le grandi passioni proiettate nella storia come nella contemporaneità, anche le arti figurative, ed in particolare la pittura la cui presenza è dominante anche se in un affascinante dialogo con la scultura, sono state un formidabile strumento di aggregazione. Hanno esplorato infatti nuovi territori tra l'esaltante mitizzazione della storia, la memoria delle recenti lotte risorgimentali, viste come una grandiosa epopea popolare, e la dolorosa testimonianza del presente caratterizzato da forti tensioni sociali.
Per capire le attese, le speranze, le delusioni di un paese che ancora profondamente diviso antropologicamente, economicamente, socialmente e culturalmente, faticava a stare unito, la mostra propone un confronto, finora mai tentato, tra le esperienze dei movimenti più sperimentali che, come i Macchiaioli e i Divisionisti, si sono espressi come un'alternativa alla cultura figurativa dominante e la cosiddetta arte 'ufficiale' che è stata invece, nel bene e nel male, non solo un formidabile strumento celebrativo e di propaganda, ma anche e soprattutto il mezzo più efficace e popolare : diremmo meglio 'nazional popolare' per fare conoscere agli italiani i percorsi appassionanti e contraddittori di una storia antica e recente caratterizzata da aspirazioni e slanci comuni, ma anche da drammatiche tensioni e divisioni. Per scoprire, fuori dallo spazio alienante delle grandi città che le esigenze della modernità stavano cambiando irrimediabilmente, i paesaggi intatti del bel paese caratterizzato da una diversità che continuava ad attirare i viaggiatori stranieri.  Per celebrare i fasti della vita moderna, che verranno proiettati nel mito della Belle Époque. Per denunciare infine la drammatica condizione delle classi subalterne e rivelare le ingiustizie della società, attraverso la rappresentazione delle sconfitte e dei sentimenti dei vinti, degli emarginati.
Attraverso una selezione di opere diventate iconiche, soprattutto quelle presentate, premiate, acquistate dallo Stato e dagli enti pubblici, ma anche oggetto di dibattito e di scandalo, alle grandi Esposizioni Nazionali, da quella di Firenze del 1861 a quelle che tra Roma, Torino e Firenze (le tre città che erano state capitali) hanno celebrato il cinquantenario dell'Unità, le dieci sezioni della mostra ricostruiscono i percorsi dei diversi generi, da quello storico, alla rappresentazione della vita moderna, dall' arte di denuncia sociale, al ritratto, al paesaggio.
In un emozionante racconto epico affidato soprattutto alle opere di grande formato, mai movimentate prima, ci vengono incontro temi di impatto popolare e dal significato universale risolti nel cortocircuito visivo di capolavori indimenticabili. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere un periodo di grandi trasformazioni della visione, dallo splendido tramonto del Romanticismo all' affermazione del Purismo e del Realismo, dall'Eclettismo storicista al Simbolismo, dalla rivoluzione dei Macchiaioli alle sperimentazioni estreme dei Divisionisti. Emergono con i loro capolavori i protagonisti di quei tormentati decenni, pittori come Hayez, Domenico e Gerolamo Induno, Pompeo Molmenti, Faruffini, Cesare Maccari, Muzzioli, Costa, Fattori, Signorini, Lega, Lojacono, Patini, De Nittis, Boldini, Zandomenenghi, Corcos, Tito, Mancini, Previati, Morbelli, Pellizza da Volpedo, Michetti, Segantini, Sartorio, Balla, Boccioni, e scultori come Vela, Cecioni, Bazzaro, Butti, Monteverde, Gemito, Troubetzkoy, Bistolfi, Canonica. Anche se sarà poi la straordinaria occasione di far finalmente conoscere al grande pubblico tanti altri artisti sorprendenti, oggi ingiustamente trascurati o dimenticati.
In un percorso coinvolgente, anche per la particolarità e la qualità dell'allestimento, la scena muta continuamente riservando al visitatore non poche sorprese, nell' incontro inatteso e ravvicinato con un Ottocento mai visto. Dai capolavori dell' ultimo dei Romantici, il vecchio e glorioso Hayez, interprete degli slanci della giovinezza, di una bellezza senza tempo e delle passioni del Medioevo, si passa alla potenza visionaria del teatrale Otello di Molmenti, del finalmente visibile Valentino a Capua di Previati, un immenso dipinto leggendario come le epiche battaglie risorgimentali evocate dai lombardi Induno e Faruffini e dal meridionale Cammarano, presente con un quadro entrato nell' immaginario degli italiani come la strepitosa e travolgente Breccia di Porta Pia. L'epica dei vinti, resa universale dal Signorini dell'Alzaia e dalla dolorosa attualità degli Emigranti di Tommasi, appare placarsi nella dolcezza di un quadro mitico e amatissimo come le Due madri e nei solenni paesaggi alpini, come quello monumentale di Alla stanga, che fanno di Segantini, celebrato da D'Annunzio, il genio che nei suoi occhi 'umili e degni' è riuscito a rendere l'infinita bellezza'della natura. Quella natura che ci rivela il suo mistero in quello struggente capolavoro finale, misterioso come certi versi del Pascoli simbolista, che è Lo specchio della vita di Pellizza da Volpedo.
Dato il rilevo nazionale e internazionale dell'evento, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha deciso di donare una parte del biglietto della mostra alla raccolta fondi che Mediafriends _ attraverso l'iniziativa Fabbrica del Sorriso _ dedica anche quest'anno al sostegno dei bambini.

Si è voluto abbinare la bellezza di una esposizione d'arte di grande prestigio alla salvaguardia del futuro dei più piccoli, sapendo che un importante evento come la mostra forlivese possiede tutte le qualità per sensibilizzare l'opinione pubblica oltre che su un tema culturale di indubbio valore anche su quello della solidarietà sociale.   
La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ringrazia gli altri soggetti privati partner dell'iniziativa: IMA, Luxury Living Group.

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo - Padova
Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net
Tel. 049.663499 
Informazioni e prenotazioni mostra
tel. 199.15.11.34 
Riservato gruppi e scuole
tel. 0543.36217
mostraforli@civita.it
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lunedì 18 febbraio 2019

IL MESTIERE DELLE ARTI A RAVENNA


Perché mai un raffinato pezzo unico di gioielleria, di ceramica, cristallo viene ritenuto artigianato e non arte? Appellativo riservato invece a scultura e pittura? L'interrogativo sottende all'esposizione, per molti versi straordinaria, che il Museo Nazionale nel complesso di San Vitale, a Ravenna, propone dal 16 febbraio al 26 maggio, con la direzione scientifica di Emanuela Fiori.
Il mestiere delle arti. Seduzione e bellezza nella contemporaneità, questo il titolo della rassegna, è promossa e organizzata dal Polo Museale dell'Emilia Romagna, diretto dal dottor Mario Scalini, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e la collaborazione di Ravenna Antica. L'esposizione è curata da Ornella Casazza e Emanuela Fiori, con Maria Anna Di Pede e Laura Felici, che nel comitato scientifico sono affiancate dallo stesso dottor Scalini, da Claudio Spadoni e Fabio De Chirico.
In mostra, l'esercizio delle arti maggiori, scultura e pittura, è affiancato alle produzioni di oreficeria, in vetro e resina o in ceramica. La mostra propone infatti una selezione di artisti della contemporaneità che, ignorando il confine tra arti maggiori e arti minori, hanno conferito alle loro opere un valore universale per stile e sapienza tecnica.
Sono riunite più di cento opere di Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Paolo Staccioli, Cordelia von den Steinen, Ivan Theimer, Paolo Marcolongo, Stefano Alinari, Jean-Michel Folon, Giacomo Manzù, Giuliano Vangi, Mario Ceroli, Paola Staccioli, Luigi Ontani, Gigi Guadagnucci, Giovanni Corvaja, Daniela Banci, Marzia Banci, Orlando Orlandini, Angela De Nozza, Ornella Aprosio, Angela Caputi, Tristano di Robilant, Sauro Cavallini, Sophia Vari, Kan Yasuda, Pietro Cascella, Fernando Cucci, Pasquale (Ninì) Santoro.
L'amicizia delle arti, che oggi viene interpretata come una successione di creatività che non conosce cesure  affermano le curatrici -, permette di constatare come molti tra i massimi artisti di oggi sappiano muoversi con agilità tra la dimensione monumentale e il piccolo formato colloquiando con marmi purissimi, bronzi arricchiti di suggestive patine, legni intagliati, ceramiche lustrate, sete vellutate, pigmenti evocativi, ori e coloratissime pietre.
Non vi sono materie che si possono considerare più adatte di altre a produrre risultati artistici, come non vi sono materie a priori inadatte a produrli: ogni materiale vale soltanto in quanto è stato prescelto dall'artista che lo fa vivere e lo esalta con le sue mani. Talvolta, l'apparente spontaneità e l'immediatezza del risultato creativo, che presuppone una matura esperienza, possono generalmente essere considerate come prodotto di una eccellente bravura e perfino di raffinato virtuosismo. Il processo artistico, benché sempre legato alla tecnica, non è mai riducibile a qualcosa di appreso o ripetuto meccanicamente, ma impegna tutto l'essere dell'autore e non solo le facoltà intellettive ed esecutive.
L'opera può sostituire sapientemente il valore della materia preziosa imitandone anche gli aspetti esterni: per esempio la ceramica può prendere il posto e, in parte ripetere, l'effetto visivo dell'oro o dell'argento, il marmo può raggiungere morbidezze eburnee, le tessiture seriche uguagliare gli effetti pittorici, i legni rivivere nel loro colore morbido e naturale. Altre volte, invece, il procedimento artistico può svilupparsi allontanandosi progressivamente dall'elaborazione della materia e tende a porsi come operazione mentale, concretizzata con un 'disegno' inteso come processo o metodo di ideazione.
Già in passato il desiderio di dimostrare che assoluti valori di arte possano essere raggiunti attraverso i processi tecnici più semplici e tradizionali, talvolta addirittura arcaici, ha sollecitato vari artisti moderni  tra cui Picasso e Matisse  a produrre ceramiche, arazzi, stoffe e gioielli.
Molti degli autori selezionati per la mostra, particolarmente versatili, propongono la loro ricerca artistica in materiali diversi. Le loro opere sono allestite per assonanze visive e materiche in un percorso che si intreccia strettamente con le architetture del Museo Nazionale, ospitato nell'ex Monastero Benedettino di San Vitale.
La presenza prevalente di oggetti di provenienza collezionistica classense nelle collezioni permanenti del Museo Nazionale consente un continuo rimando tra le cosiddette arti minori dei secoli che vanno dal XIII al XVIII e la contemporaneità.
Riproponendo così un confronto antico-contemporaneo di enorme fascino.

martedì 1 gennaio 2019

COURBET O DI UN'EMOZIONE DA NON PERDERE di Rita Guidi - foto di Niccolo' Zanichelli

Ultima chiama per un artista da non perdere. 
Fino al 6 gennaio Gustave Courbet a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, regala l'emozione del suo nuovo sguardo d'Ottocento. Lo sguardo che si posa sul tessuto vitale e roccioso di Francia, sul respiro quieto e freddo delle scene di caccia. Soprattutto su tramonti rosa e dolci o marine inquiete come la sua anima. E un segno che è germe di nuovo, nella provocazione di un tratto che sparisce, di luci e scorci pronti a dare origine a un nuovo mondo. 

'Courbet e la Natura' è  una retrospettiva dedicata a questo genio indiscusso dell'Ottocento e al suo rivoluzionario approccio alla pittura di paesaggio. Uomo dalla personalità forte e complessa, Courbet s'impose come padre del realismo, aprendo la strada alla modernità in pittura con lavori provocatori e antiaccademici la cui principale fonte d'ispirazione fu la natura. 
La mostra presenta una cinquantina di tele, tra cui molti capolavori dell'artista, come Buongiorno signor Courbet, l'autoritratto L'uomo ferito o le celebri Fanciulle sulle rive della Senna, provenienti dai più importanti musei del mondo e conduce il visitatore in un percorso attraverso i luoghi e i temi della sua impressionante e appassionata rappresentazione del mondo naturale: dai panorami della sua terra alle spettacolari marine battute dalla tempesta, dalle misteriose grotte da cui scaturiscono sorgenti alle cavità carsiche che si spalancano nei torrenti, dai sensuali nudi immersi in una rigogliosa vegetazione alle sublimi scene di caccia della maturità. 
Guardato come un maestro dagli impressionisti e venerato da Cézanne, Courbet sembra svelare forme in attesa di essere rese visibili, catturando i fenomeni naturali più elusivi e transitori. 
I paesaggi della regione natale, la Franca Contea, occupano un posto particolare nel cuore dell'artista: la vallata lussureggiante della Loue, gli altipiani aridi, i fiumi impetuosi, il sottobosco e i cieli immensi sono rielaborati in infinite e sorprendenti varianti. Motivo d'ispirazione sono stati anche i luoghi dove ebbe modo di soggiornare o che visitò nel corso della sua vita, come le coste mediterranee nei pressi di Montpellier, i paesaggi rocciosi della regione della Mosa in Belgio, le marine della Normandia, con le onde rigonfie prima di infrangersi sugli scogli, o i laghi svizzeri dipinti in esilio in un'atmosfera carica di nostalgia. A questi soggetti si aggiungono i dipinti che hanno per tema i nudi e gli animali nel paesaggio, dove Courbet dimostra ancora una volta di essere portatore di uno sguardo originale sul mondo, ma anche di essere consapevole della grande tradizione pittorica occidentale, studiata al Louvre.
Con Courbet e la natura il pubblico italiano potrà quindi riscoprire l'opera di uno dei più grandi pittori dell'Ottocento, un artista che ha lasciato un segno indelebile sulla sua epoca traghettando l'arte francese dal sogno romantico alla pittura di realtà, e da questa a un nuovo amore per la natura.
COURBET E LA NATURA Ferrara, Palazzo dei Diamanti
22 settembre 2018 - 6 gennaio 2019

OrganizzatoriFondazione Ferrara Arte e Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

A cura di Dominique de Font-Réaulx, Barbara Guidi, Maria Luisa Pacelli, Isolde Pludermacher e Vincent Pomarède

Informazioni e prenotazionitel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it 

Ufficio stampaStudio ESSECI - Sergio Campagnolo
tel. 049 663499 | info@studioesseci.net 



lunedì 15 ottobre 2018

QUANDO L'ARTE E' POP - Lichtenstein alla Magnani Rocca di Parma



Risultati immagini per lichtensteinLa Fondazione Magnani-Rocca è orgogliosa di presentare una retrospettiva dedicata ad uno dei più grandi artisti del XX secolo: Roy Lichtenstein. Il genio della POP ART americana che ha influenzato grafici, designer, pubblicitari ed altri artisti contemporanei tanto che ancora oggi è possibile riscontrare riferimenti allo stile di Lichtenstein in ogni ambito del design e della comunicazione. 

Una mostra - allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma -  che riunisce oltre 80 opere del Maestro e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana; per evidenziare sia la sua originalità che la sua appartenenza a uno specifico clima, sono presenti infatti, a confronto con quelle di Lichtenstein, anche opere iconiche di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D’Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana. Un appuntamento unico nel suo genere, reso possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Magnani-Rocca con celebri musei internazionali e prestigiose gallerie e collezioni private.

Roy Lichtenstein (New York 1923-1997) è, insieme a Andy Warhol, la figura più rappresentativa e più conosciuta della Pop Art, e dell'intera storia dell'arte della seconda metà del XX secolo. Il suo caratteristico stile mutuato dal retino tipografico, il suo utilizzo del fumetto in ambito pittorico, le sue rivisitazioni pop dell'arte del passato lontano e recente sono entrate non solo nella storia dell'arte del Novecento, ma nell'immaginario collettivo anche delle nuove generazioni, stampati all’infinito su poster e oggetti di consumo. A distanza di decenni i suoi dipinti continuano a suscitare enorme interesse nel mercato dell’arte e sono stati venduti anche negli ultimi anni per decine di milioni di dollari.

In virtù di questa sua fama e della sua centralità, Lichtenstein è stato oggetto nel mondo di numerose mostre antologiche, che ne hanno ripercorso la lunga carriera, iniziata negli anni Cinquanta, giunta a un punto di svolta decisivo nei primissimi anni Sessanta, consacrata definitivamente nel corso dello stesso decennio e proseguita con coerenza e costante riscontro sino alla scomparsa avvenuta nel 1997.  

Il mondo del fumetto e della pubblicità - La prima parte della mostra è dedicata alla stagione iniziale della Pop Art, quegli anni fra il 1960 e il 1965 in cui nascono le icone di Lichtenstein tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità, qui a confronto con i lavori dei compagni di avventura dell’artista, quali i citati Warhol, Indiana, D’Arcangelo, Wesselmann, Ramos, Rosenquist e altri ancora, a testimoniare della nuova società e della nuova arte che la rispecchia e che prende il nome di Pop Art. Questo periodo è rappresentato in mostra da autentici capolavori pittorici come Little Aloha (1962) e Ball of Twine (1963), ma anche da una rarissima opera degli inizi come VIIP! (1962), e da una strepitosa serie di opere grafiche, tra le quali spiccano Crying Girl (1963) e Sweet Dreams, Baby! (1965), le più geniali e celebri rielaborazioni delle tavole dei comics che ancora HYPERLINK "javascript:mails_addtocal(1,%22oggi%22);" oggi identificano non solo Lichtenstein ma un intero decennio della storia dell'arte e del costume del XX secolo.            Risultati immagini per lichtensteinStoria dell'arte e Astrazione - A fianco delle opere derivate dai fumetti, certo le sue più conosciute, Lichtenstein inizia alcune serie che hanno come riferimento da un lato la storia dell’arte, dall’altro il grande tema dell’astrazione pittorica: sono i dipinti che testimoniano la varietà e la complessità del pittore e che aprono nuove interpretazioni sia sulla sua opera che sull’intera stagione della cosiddetta Pop Art: anche in questo caso alle opere di Lichtenstein si affiancano quelle dei suoi coetanei, continuando quel dialogo fondamentale tra protagonisti di uno dei momenti cruciali dell’arte del XX secolo. Esemplari a questo proposito sono le astrazioni numeriche e letterarie di Robert Indiana (con un prezioso “FOUR” degli anni Sessanta e una celebre scultura “LOVE”) o il ciclo “Flowers” di Andy Warhol. 

Tra queste serie, si ricordano quella dei “Paesaggi” e quella dei “Fregi”, che prendono avvio nei primi anni Settanta. I paesaggi partono da un motivo naturale per arrivare a un’astrazione assoluta, che comprende anche l’adozione di materiali plastici appartenenti al mondo contemporaneo, in un affascinante corto circuito tra tradizione e innovazione. In modo analogo, i “Fregi” riprendono un tema canonico dell’arte classica per trasformarlo in pura decorazione astratta: un’opera di quasi tre metri concessa in prestito dal Musée d’Art moderne et contemporain de Saint-Étienne rappresenta al meglio questo ciclo.  

Quasi contemporaneamente nasce anche un altro genere, quello che proviene direttamente dalla storia dell'arte: ecco allora le figure ispirate a Picasso e a Matisse - ma anche dal Surrealismo, come la celeberrima Girl with Tear (1977) che giunge in via straordinaria dalla Fondation Beyeler di Basilea - pretesti per rielaborare e riscrivere una storia dell'arte e dei generi attraverso il proprio linguaggio, per cannibalizzare anche la storia delle immagini, siano esse colte o popolari.

Il passaggio dalla citazione testuale al suo inserimento in una più complessa messa in scena avviene appena successivamente, con la pennellata che si sfalda, facendo perdere allo spazio la sua tradizionale unità e riconoscibilità, mentre le figure e le forme rimangono riconoscibili, come un punto fermo nella transitorietà delle apparenze del mondo. 

Dentro allo studio dell'artista - La mostra è poi punteggiata da alcune serie di fotografie che ritraggono l’artista all’opera nel suo studio. Gli autori sono due protagonisti della fotografia d’arte italiana, Ugo Mulas e Aurelio Amendola, che, in diversi momenti, hanno ritratto Lichtenstein: in questo modo non solo si può entrare nell’officina dell’artista, ma anche leggere il rapporto che sempre ha legato la cultura italiana al pittore.  

Quello che rende unica questa mostra è il principio di lettura complessiva della creatività dell'artista che permette di apprezzare Lichtenstein nella sua interezza, affrontando tutte le stagioni e tutti i temi della sua arte. 
Per questa ragione, la mostra può essere vista seguendo due percorsi complementari: considerando i diversi temi secondo il tradizionale ordine cronologico, oppure analizzandoli sotto diversi punti di vista - seguendo proprio la metodologia di Lichtenstein - con una particolare attenzione, oltre che alle opere su tela, alla formidabile produzione grafica, momento assolutamente centrale nel percorso creativo dell'artista. Centrale anche nell’affermazione pubblica di Lichtenstein e della Pop Art in generale, che proprio nella grande diffusione permessa dalla grafica ha trovato uno dei motivi principali del suo successo realmente popolare. 

In questo modo, la mostra – a cura di Walter Guadagnini, già autore di storiche ricognizioni sulla Pop Art, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca - ha due chiavi di lettura fondamentali: una è quella storico/iconografica, che tocca anche gli aspetti del linguaggio e dello stile di Lichtenstein, passando dalla figura all’astrazione, con libertà e coerenza davvero uniche. È molto interessante a questo proposito sottolineare la nascita della cosiddetta “Pop Abstraction” attraverso le opere di Lichtenstein e dei suoi compagni di viaggio. L'altra chiave di lettura è quella disciplinare, che mira a evidenziare le complessità e insieme l'unità della pratica artistica di Lichtenstein, modernissimo nel suo affrontare la pittura a partire dai principi della riproduzione dell'immagine, e allo stesso tempo classico nella sua volontà di conferire a ogni disciplina una sua specifica importanza e un suo specifico ruolo. 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, quali Avis Berman, Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Kenneth Tyler, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.Risultati immagini per lichtenstein

LICHTENSTEIN E LA POP ART AMERICANA

Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). 
Dall’8 settembre al 9 dicembre 2018.  Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 5,00 per le scuole. 
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148  HYPERLINK "info@magnanirocca.it" info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it    
Il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra LICHTENSTEIN E LA POP ART AMERICANA con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Avis Berman, Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Walter Guadagnini, Stefano Roffi, Kenneth Tyler.
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Stefania Bertelli  gestione1@studioesseci.net  tel. 049 663499

La mostra è realizzata grazie al contributo di: FONDAZIONE CARIPARMA, GRUPPO BANCARIO CRÉDIT AGRICOLE ITALIA.
Con il patrocinio di: Camera di Commercio di Parma.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Con la collaborazione di XL Catlin, leader mondiale nell'assicurazione delle opere d'arte e di AON S.p.A.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.