martedì 26 gennaio 2021

LA SUGGESTIONE DELLA MEMORIA - IL 27 DICEMBRE IL RICORDO SI CELEBRA IN PILOTTA a cura di Rita Guidi

 

Nel buio della sera del 27 dicembre, Giorno della Memoria, un suggestivo intervento di videomapping trasformerà la scabra superficie della Pilotta verso il Lungoparma in un potente memo.

La pianta di Parma, proiettata sul muro, su cui compaiono alcuni punti, riferimenti, a proporre altrettante storie delle pietre d'inciampo.

Sui mattoni della muratura si accenderà l'immagine di una vecchia lettera strappata. Gli strappi conducono a tre visioni: la prima è quella della mappa, nella seconda compariranno foto e video e nell'ultima un insieme di parole chiave estrapolate dai testi delle sceneggiature di quattro racconti che riconducono ad altrettante Pietre d'inciampo. Quelle di Carolina Blum, della Famiglia Polizzi, di Ugo Franchini e di Sergio Barbieri. Donne e uomini, di famiglia ebraica o protagonisti della Resistenza, che rivivono nel videomapping attraverso immagini d'epoca, documenti.
A queste 4 'Pietre d'inciampo', scelte tra le diverse, gli studenti del Toschi, coordinati dal professor Gennari e da Andrea Gattini, in veste di regista e produttore, hanno dedicato altrettanti podcast realizzati attingendo a foto e immagini di documenti raccolti dall'Istituto Storico della Resistenza e dall'Istituto Luce. Immagini e video d'epoca sono poi stati mixati con voci con musiche e rumori. Nel montaggio sono state inserite anche immagini del campo di concentramento di Gusen e riprese video (effettuate dagli studenti) delle pietre d'inciampo.
A supportare tecnicamente il lavoro (nell'ambito del progetto del MIUR, "Proiettiamo sui muri la storia delle pietre d'inciampo") è intervenuta Immersive Media, da anni attiva nel campo del videomapping. Tra i partner del progetto ci sono ANSA e Mandragola Editrice.
"Dietro a questo intervento di videomapping ci sono molta tecnica, immaginazione e passione. Ma anche, e soprattutto, ricerca ed approfondimento storico, un confronto diretto dei ragazzi di oggi con una vicenda storica che, nonostante il tempo trascorso da quegli eventi, resta di totale attualità", chiosa il Direttore Simone Verde. Che sottolinea "come anche questo progetto sia un esempio, molto significativo, della strategia del Complesso monumentale parmigiano di fare della Nuova Pilotta non solo un grande Museo ma un ganglio sempre più attivo del Sistema Città. Siamo orgogliosi di essere anche quest'anno, nella data in cui furono abbattuti i cancelli di Auschwitz, particolarmente vicini alla Comunità ebraica di cui ricordiamo con commozione la recente scomparsa dell'ex presidente Renzo Gattegna e salutiamo con autentica amicizia l'attuale presidente Noemi Di Segni".
L'appuntamento, davvero da non perdere, è alle 18 del 27 dicembre.

lunedì 18 gennaio 2021

ALL'OMBRA DEL RINASCIMENTO - ART NIGHT SU RAI5 DEDICA UNA SERATA ALLA BELLEZZA SECONDO CORREGGIO E PARMIGIANINO a cura di Rita Guidi

 


Sono due grandi tra i grandi, solo appena un po' in ombra. Anche per questo Parma Capitale Italiana della Cultura li illumina di un doveroso omaggio, ora raccolto da 'Art Night', che Rai Cultura propone venerdì 22 gennaio alle 21.15 su Rai5. Due ritratti eccezionali, che in questo modo nemmeno la pandemia può fermare.

Di Correggio abbiamo notizie biografiche incerte, ma opere grandiose. Antonio Allegri detto il Correggio, dal nome del paese in cui è nato, è stato un innovatore, capace di studiare tecniche e tinture che ancora oggi sorprendono i gli studiosi e il documentario in prima visione 'Correggio, dall'ombra alla luce', di Emanuela Avallone e Linda Tugnoli, e prodotto da Rai Cultura, indaga come Correggio non abbia subito ottenuto il riconoscimento dei contemporanei, schiacciato da predecessori come Raffaello, Michelangelo, Leonardo. Poi, nei secoli, la sua pittura è stata riscoperta poco alla volta, diventando un pittore amato in tutto il mondo. 'Ogni museo del mondo ha un Correggio' dice Sylvain Bellenger, Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte.
L'artista è stato tuttavia amato e copiato dai contemporanei, come racconta Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese di Roma. 'Capace di colpi di genio straordinari', dice la scrittrice Melania Mazzucco, di fronte alla celebre Danae di Correggio alla Galleria Borghese e descrive il ciclo Amori di Giove, inno alla bellezza e al piacere amoroso, dove la donna, per la prima volta, ha un ruolo attivo da protagonista, come non era mai successo in altre simili rappresentazioni dell'epoca.
Le opere di Correggio spesso sono state nascoste e dimenticate, come il gioiello della Camera della Badessa, nel Convento benedettino di San Paolo a Parma, descritto, tra gli altri, Elisabetta Fadda, professoressa di storia dell'arte moderna presso l'Università degli Studi di Parma. Dopo due secoli di clausura, la camera fu riscoperta nel '700 da Mengs, che ne rimase affascinato. Un'altra opera dimenticata è stata scoperta per caso a Fano, da Dario Fo. Proprio lui, drammaturgo, scrittore, attore, ebbe l'intuizione di riconoscere la mano di Correggio in un piccolo ritratto di famiglia.
Correggio inoltre fu autore di piccoli dipinti, ma anche immensi affreschi. In una Parma distante dai grandi centri culturali del XVI secolo, Correggio smonta le strutture della prospettiva modellando un immaginario pre-barocco, come nella cupola di San Giovanni Evangelista. Ancora oggi, grazie al restauro guidato da Marcello Castrichini, si scoprono figure mai viste, scelte pittoriche eccezionali, ed una capacità di catturare la luce, che finalmente, con le moderne analisi scientifiche, trova la sua spiegazione. Per poi arrivare alla magnifica cupola del Duomo di Parma, della quale parla lo scrittore Michele Frazzi, descrivendo l'immensa folla di angeli e di santi che accompagna l'ascesa di Maria, come se fosse perfettamente sospesa nel vuoto. Al Complesso Monumentale della Pilotta di Parma il direttore Simone Verde guida alla riscoperta ottocentesca del Correggio che, grazie alle incisioni di Paolo Toschi allora direttore dell'Accademia delle Belle Arti, diventerà l'eroe della pittura nazionale parmigiana, e che oggi la Pilotta celebra con un nuovo allestimento permanente.
A seguire, il documentario inedito 'Parmigianino, il prodigio e la sconfitta', produzione originale di Rai Cultura, di Maria Agostinelli e Silvia De Felice, per la regia di Marco Odetto. Un racconto in forma di inchiesta, che ricostruisce il percorso artistico più controverso di Parmigianino. Vasari lo marchiò come alchimista e da allora la sua memoria si perse nelle maglie della storia. Eppure, le opere di Parmigianino sono ancora oggi considerate prove di eccezionale capacità innovativa, come la Madonna dal collo lungo, conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze, o l'Autoritratto entro uno specchio convesso, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Grazie alla testimonianza di grandi studiosi, tra cui David Ekserdjian, Professore di Storia dell'Arte alla Leicester University e uno dei più grandi esperti al mondo di Parmigianino, il documentario cerca tra i pochi indizi della vita di Parmigianino, e grazie all'analisi delle sue opere più famose, la conferma, o la smentita, delle affermazioni di Vasari.
Art Night è un programma di Silvia De Felice e di Massimo Favia e Marta Santella. Regia di Andrea Montemaggiori. Una proposta da non perdere.

martedì 12 gennaio 2021

NOTE DI VITA : CLAUDIO TUMA PER VOCE (E CHITARRA) di Stefania Zanardi

 



Ha il Salento nel cuore, “parmigianizzato” si (ma non troppo ), la musica, la sua chitarra (anzi le sue!) senza le quali la sua vita non sarebbe pensabile né concepibile.

Claudio Tuma ci racconta come si accostò alla musica ,ma pure come questa si accostò a lui, perché le attrazioni – fatali o non- esistono, eccome.

Le radici lo riportano indietro nel tempo, ad un’età in cui non ha ancora consapevolezza, non ha memoria per cui sono gli altri – in questo caso i fratelli – a trasmetterla al piccolo Claudio che, ci racconta , piangeva spesso e solo il suono della fisarmonica era in grado di arrestare le sue lacrime.

 - “ Pochi anni dopo, invece, ricordo il mio primo impatto con la musica, quando ,con mia mamma mi recavo a casa di alcune sue amiche ed era lì che iniziarono le mie prime “esibizioni”.. che poi chiamarle tali… Bambino piccolo e in balia degli eventi, venivo posto su uno sgabello o simile e lì , spazzola alla mano, cantavo “Con 24000 baci” la mia hit di allora! Dire allucinante è nulla - scherza ironicamente Tuma.

Ok, gli esordi non furono certo da divo… -“Ma il vero responsabile della mia passione nei confronti della  musica, fu mio fratello maggiore che, nei primi anni ‘60, si presentò a casa con una sorta di giradischi semi-automatico (cosa vorrà dire poi!), per quel tempo un oggetto da fantascienza- sottolinea Claudio- seguito da due Album ;  uno degli Shadows – mitico gruppo di Surf , genere musicale molto in auge allora- e di Duane Eddy,  americano, il primo a suonare chitarre elettriche”-.

E questo è il suo primo step: Claudio, all’età di 6/7 anni, capì che avrebbe voluto suonare la chitarra, da grande. Imparò ad usare il giradischi – per lui oggetto magico- che non era  scontato, anticipando di vari decenni i ragazzini multi-task  del millenium e, senza la chitarra in mano, bensì un battipanni, dava vita ai suoi piccoli show ( alternati ad alcuni momenti in cui era la mamma a suonare il battipanni in testa a lui!).

E sono ancora i fratelli ad infierire, eh si perché nel 1963, ecco giungere a casa i primi 45 giri dei Beatles! Da lì , si aprì tutta un’altra storia.

Ricordo questi quattro ragazzini e i due brani “ Please, please me” e “ Love me do” - ci racconta Claudio- che ascoltavo senza tregua , con la convinzione sempre più marcata di volere suonare la chitarra. Ero ancora alle elementari”.

 E, tra una musica e l’altra, il sogno di una chitarra, c’era pure il tempo per qualche calcio al pallone….

“Eh già- spiega- giochicchiavo a calcio, cadendo spesso e rovinandomi le ginocchia ed avevo pure vagamente pensato ad un futuro da “footballer” che lasciai presto perdere, rapito come ero dalla musica”.

 Ma, con l’arrivo dell’Epifania della sua 4a o 5a elementare, ecco giungere nelle mani di Claudio una chitarra vera, a lui, che fino a quel momento si era destreggiato con chitarre “hand made”, stile lira di un tempo che cercava di accordare al meglio...menestrello post datato. Poi arrivò la chitarra acustica e da quel momento Claudio incominciò a suonare. Ma… al contrario! Eh già, perché da puro mancino al 100% dovette lavorarci parecchio… ma vedremo come.

Intanto, ancora una volta, la forza propulsiva nel proseguire sulla strada della musica, viene dalla famiglia. “ Mio padre- ci racconta- mi insegnò i primi 4,5 accordi che lui conosceva in quanto, a suo tempo, suonava il mandolino” -.Ma galeotti furono gli anni spesi in parrocchia (abitudine molto usuale tra gli adolescenti di qualche annetto fa), ascoltando i più grandi suonare, cercando di carpire al meglio i loro insegnamenti.

Ciliegina sulla torta, chi conosce Claudio in quegli anni ?

- “ Incredibile ma vero, un ragazzino mancino come me che, per suonare girava la chitarra dal lato opposto, senza cambiare le corde come era usuale fare in quelle circostanze. Così mi misi a suonare davanti allo specchio per migliorare e mi dissi “ se riesce lui, devo riuscirci pure io”- Questa è determinazione.

E fu così che il 21 novembre del ‘67, Claudio debutta in parrocchia con una piccola Band (allora  detta complesso) dove chitarra, basso e batteria danno vita allo show per festeggiare il compleanno di Don Agostino. Tutto fila liscio, abbastanza …- “ Era la prima volta che smettevo i calzoni corti per indossare quelli lunghi ( i più grandi sanno che significa), era la mia vera prima performance e, nel bel mezzo dello spettacolo, mi si ruppe la prima corda!”-

 Ma Claudio, imperterrito, continua ricevendo pure i complimenti del parroco che lo paragonò poco di meno che a Paganini …

Bei tempi, ma le situazioni cambiano, i primi amici di avventura nel mondo musicale abbandonano e Tuma prende la decisione che avrebbe cambiato la sua strada. Siamo nel ‘78 e lui decide che quella sarebbe stata la sua vita. - “Si, misi nel cassetto il mio diploma di geometra  e, con alcuni amici musicisti salentini, partii  per un tour estivo guidato da Roberto Garrino. E’ così che  arriva la prima tournée con Aurelio Fierro, una grande palestra di vita per me e, soprattutto, c’è l’incontro un vecchio amico che mi rende un favore mettendomi in contatto con Franco Simone. Devo ammettere che se vivo a Parma, ho una famiglia, una figlia molto probabilmente lo devo a loro.”

In tutta sincerità ,Claudio mi confessa che la città a cui aspirava era Bologna, in quei tempi il regno della musica e della creatività del nord Italia, come lo era Napoli per il sud. Gravitavano allora a Bologna e dintorni, personaggi del calibro di Lucio Dalla, Francesco Guccini (solo per i citarne alcuni) mentre a Napoli imperavano Tony Esposito, Pino Daniele.. e come scordarli? Erano gli anni del boom della Dance Music (Donna Summer, Saturday Night fever…), musica di cambiamento che tutti pensano essere unicamente americana mentre , mi aggiorna Claudio, parecchia di questa, veniva prodotta in Italia da Malavasi, uno dei maggiori produttori di dance.

Ma allora, come giunge a Parma Claudio Tuma? -“ Ricordo – mi spiega- che tra fine anni 70 ed inizi anni 80, Parma era un po’ covo di Salentini (soprattutto leccesi) saliti al nord per studiare o… suonare ed un amico mi ospitò per un paio di mesi. Fu  in seguito a questo soggiorno parmigiano, che trovai casa e mi stabilii”.

Sebbene stabilirsi sia un parolone visto che nell’ 82 già riprende viaggiare, da vero professionista.

E’ vero, io con il mio gruppo, guidati da Franco Simone, dovevamo ritirare un disco di platino al festival “Vigna del mar”, in Cile, sulle sponde del Pacifico. Era un festival Internazionale e, sul palco con noi suonavano  niente di meno che i Police! Devi sapere- sottolinea Claudio- che questo festival è importante alla stregua del Festival di San Remo o meglio ancora dell’Eurofestival, trasmesso in tutta l’America latina durante il quale gli ospiti, in quell’occasione ,furono Raffaella Carrà e Miguel Bosè. “

Niente male, penso. Immagino la sensazione di trovarsi sul palco con i Police. E qui Claudio mi spiazza. -” Puoi ben dirlo ma, in quegli anni, il gruppo non era così famoso in Sud America al punto che, uscendo dall’hotel dove tutti alloggiavamo, il pubblico impazzito si accalcava per avere i nostri autografi, ignorando i Police. Roba da non credere. Ero allibito, Sting al mio fianco e la richiesta di autografo a me!”

Ed eccolo al lavoro nella nostra città. Tante sono state e continuano (seppure in era covid tutto sia fermo) le collaborazioni con artisti , soprattutto con Flaco Biondini, Andrea Salvini e in particolare con l’orchestra 900 negli anni 2000.

Ricordo con piacere ed emozione il Concerto in Piazza Maggiore a Bologna con l’orchestra Toscanini  ,all’interno dell’iniziativa “Film storici”  dedicata quell’anno a Charlie Caplin (il Monello e altri brevi filmati) mentre noi suonavamo dal vivo le musiche di questo grande artista”.

Come chiudere questa intervista? Ponendo la domanda forse più scontata in assoluto. “ Cosa è per te l’X factor” ? A cui Claudio mi risponde ancora una volta spiazzandomi. “ Scusa- mi spiega- non mi piace il termine e mi rifaccio piuttosto ad una citazione di Jannacci “…. Perchè ci vuole orecchio” e non è una cosa scontata. L’orecchio o ce l’hai oppure no, poi arriva il talento, un fattore che deve esserci, ma in seguito. Il talento è un fatto caratteriale; se hai il carattere per sfruttare il tuo orecchio e hai la curiosità che sarebbe “Io voglio sapere cosa succede lì, perché lo voglio fare”, allora hai lo slancio, la passione.”

E allora, come concludiamo ? “ Guarda- mi rassicura- ti farò ridere. Ho scelto la chitarra (oltre che per la grande passione) perché non è un oggetto pericoloso, non può succederti nulla con lei in mano. Ed invece – ridacchia- ho sfatato pure questo mito, perché durante uno spettacolo, correndo per raggiungere il palco, inciampai in un filo e caddi rovinosamente!”

Claudio Tuma non finisce mai di sorprendere ed abbiamo capito che la musica è la sua vita, non riuscirebbe a pensare ad una vita senza di Lei , sebbene ancora oggi, alla domanda “Cosa fai tu?- Suono  ! Che bello” non può mancare la seconda domanda “ Ma di lavoro intendo!”

Stefania Zanardi

mszanardi@virgilio.it

 


 

sabato 9 gennaio 2021

IL MUSEO? APERTO SUL WEB di Rita Guidi



Come sempre, come nell'arte, si tratta di un punto di vista: della capacità di spostare lo sguardo. Un meraviglioso precetto di sempre, ma che più che mai ci tocca oggi, come una nuova necessità. E dunque: se non possiamo uscire (dai confini di casa o di città...), se non possiamo entrare ('a visitar musei...'), se, se se...allora possiamo decidere un diverso percorso. Virtuale. Per non rinunciare a una dimensione privata e nuova, a un approfondimento prezioso e impossibile, alla gioia silenziosa di frequentare l'arte. Dentro i musei: dentro il web. 

Una sfida, non a caso, raccolta da tutti (o quasi) e della quale vi proponiamo solo un cenno italiano. Per scoprire che anche questo viaggio è davvero un bel viaggio. Azzurro, per dirla con Gaetano Previati, che possiamo espoìlorare attraverso quanto reso disponibile da Palazzo Diamanti di Ferrara, al sito

www.palazzodiamanti.it

A Milano, ecco la Pinacoteca di Brera

 https://pinacotecabrera.org/

dove basta entrare nella gallery degli 'Appunti per una resistenza culturale' per accedere alle 669 opere della collezione online.

Quanto mai interessante, al Museo della Medicina di Padova, 

www.musme.it/live-musme

dove oltre al tour virtuale, per l'emergenza sanitaria, il MusMe lancia il LiveMUSME: con domande e giochi destinate a studenti, docenti e curiosi di ogni età.

Davvero straordinaria l'iniziativa Uffizi Decameron, 

www.uffizi.it

 dove ogni giorno sui profili Instagram e Twitter del museo saranno pubblicate foto, video e approfondimenti sui capolavori della Galleria delle Statue e delle Pitture, ma anche di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli. La mia Sala sono invece minitour virtuali in cui gli assistenti museali raccontano alcuni angoli delle Gallerie. Mentre sui social saranno pubblicate immagini e video dedicati a Raffaello. E poi ci sono le mostre virtuali, IperVisioni. Infine agli Uffizi è dedicata un ampia pagina su https://artsandculture.google.com.


E la città eterna? Regalatevi un tour virtuale all'Ara Pacis, ai Musei capitolini o ai Mercati Traiani

tourvirtuale.arapacis.it, tourvirtuale.museicapitolini.orgtourvirtuale.mercatiditraiano.it

 Alcuni elementi dell'Ara Pacis sono cliccabili e offrono approfondimenti come foto, video, testi. Mentre ai Mercati di Traiano - Musei Fori Imperiali, si entra nella Grande Aula, nell'emiciclo del Foro di Traiano, nella Sala del Capitello coi Pegasi. E ci si affaccia persino dalla Terrazza del Belvedere. 

E non serve, al momento, andare a Roma neanche per vedere i Musei Capitolini. Basta un clic per trovarsi in piazza del Campidoglio, salire lo scalone ed entrare nelle sale espositive. Il tutto corredato da materiali multimediali e audioguida.

E poi? Qualcuno ha pensato anche alla tv. A Parma la Nuova Pilotta sbarca nella web tv,  con un canale dedicato che nasce dalla collaborazione della Direzione del Complesso Museale statale e con QubìTv. Ogni settimana, nella giornata di martedì, sarà proposto un contenuto originale e, naturalmente, quelli precedenti resteranno comunque accessibili.

Altro sguardo, nuovo, sull'arte.






lunedì 30 novembre 2020

QUANDO LA PASSIONE CORRE SU...AGO E FILO - VISITA A UNO STORICO ATELIER di Stefania Zanardi

 



Entri nel suo Atélier e respiri aria di Stoffe, lane, tessuti di vario genere  e, girando la testa intravedi forbici, fettucce di metri, spilli, abiti, macchine da cucire, manichini rivestiti da produzioni sartoriali in divenire ...ma ,soprattutto, si respira aria di strenue lavoro, impegno e Passione.

Un curriculum niente male quello di Rita Filipponi, sarta (ma il termine non rende bene l’idea)  dall’età di 14 anni, quando inizia a muovere i primi passi in questo “mondo”: primo lavoro, primo impiego presso la sartoria delle sorelle Cenci (tra gli anni ‘60 e ‘70) dove impara il mestiere, crescendo, impegnandosi  per 5 anni. Poi, la decisione di Specializzarsi in “camiceria” nel settore prototipi  e lì, Rita fa la “cosiddetta gavetta”focalizzando il suo lavoro sulla creazione di camicie, una scelta voluta fortemente, mirata, allo scopo di perfezionarsi.

Ma questi sono solo gli “inizi”; infatti giunta all’età di 20 anni (una bambina per i nostri tempi), con idee chiare in testa, esperienza, lavoro costante , Rita si lancia all’avventura e, il suo percorso “sartoriale” cambia direzione . Meta, Milano. E, da questo momento in poi gli incontri e le collaborazioni con i Grandi della moda ; Fendi, Burani, Gai Mattioli, Borbonese, linee moda quali Calvin Klein, Thierry Mugler, mila  Schon, La Perla… Ma andiamo per ordine.

Milano, Rita, giovane, piena di entusiasmo e coraggio decide di proporsi alle sorelle Fendi, nel periodo in cui loro si occupavano esclusivamente di  “pellicceria”e di capi “in seta lavati”: è proprio grazie a questa questa collaborazione e a quella con Marni – nell’arcata degli anni ‘80- che Rita Filipponi compie un altro passo avanti,

“ Si- asserisce Rita- decido di aprire un mio laboratorio personale dove mi occupo di campionari e piccole produzioni, inaugurando questo spazio con il Marchio MA.RI.DA”- Che sta per …. (chiedo io) -” Semplice- mi spiega- le iniziali dei nomi di mio marito e mio figlio e mie : Maurizio, Rita, Davide.”

Un periodo d’oro, colmo di soddisfazioni ma pure di duro ed intenso lavoro, giornate e serate spese su stoffe, forbici, tagli e cuci… solo il grande impegno dà buoni frutti.

“ Eh già- sottolinea Rita- il mondo della moda, bellissimo ma molto impegnativo. Fortunatamente, ad un certo punto, mio figlio Davide decide di prendere parte alla mia avventura. Un aiuto di cui non potrei più fare a meno. “

Davide conferma lo stesso pensiero della madre, lui che – sebbene lavori come geometra (tutto un altra realtà )- entra a pié pari in questo mondo ,occupandosi dei campionari, coordinandoli e gestendoli, tenendo i contatti utili.

Ma torniamo agli step della sua carriera sartoriale.

“ Purtroppo- racconta Rita recuperando fatti del passato- non tutto è “rose e fiori”. Ricordo il forte  impegno dedicato ad una grande azienda di Roma, giorni ed ore spese su tavolo di lavoro, e non avere avuto nessun riscontro economico, mi amareggiò tantissimo. Ricordo, in quegli anni, pochi erano i laboratori di camiceria, ma tutti hanno subito questa grande ingiustizia.”

Dopo questa amara esperienza, fortunatamente, Rita incontra Anna Ossola, stilista di Cortina, con la quale instaura una buona relazione lavorativa : siamo negli anni ‘80, Ossola, in quanto stilista, disegna modelli, Rita si occupa della mano d’opera producendo “ fattivamente “ i capi finiti.

Ed ecco l’incontro e la collaborazione con Mariella Burani: siamo negli anni 1990-2010 e Rita si trova a lavorare fianco a fianco con la stilista in qualità di “premier” . In parole povere, Rita gestisce la sartoria, collabora costantemente, è autonoma e molto apprezzata ( in possesso delle chiavi per entrare ed uscire dalla sede Burani ), segno di grande stima e considerazione.

Ma come è stato lavorare con Mariella Burani? - le chiedo

“ Sebbene lei avesse un carattere alquanto spigoloso, fosse molto esigente, l’esperienza è stata di grande soddisfazione- asserisce Rita- in tutti i sensi. Inoltre- prosegue- amavo tantissimo il suo stile, gli abiti disegnati da lei e l’abito prodotto, finito, soddisfaceva in pieno le esigenze di Mariella.

La nostra relazione è stata sempre positiva e mi era di grande gioia realizzare fattivamente gli schizzi che ricevevo da lei.”

Tanta acqua è passata sotto i ponti, tanti anni che hanno visto mutamenti, a volte capovolgimenti, nel settore moda. Mi sorge spontanea una curiosità.

“ Cosa è rimasto oggi del mondo di ieri, cosa è mutato fortemente?”

“Senza dubbio il sentimento di “indifferenza” che alberga in molti- mi spiega dispiaciuta- l’estrema difficoltà nel costruire una relazione che vada oltre l’esecuzione del “capo” richiesto. Tutto è pragmatico- sottolinea Rita- legato sl business, il rapporto umano è scarsissimo.”

Segno di questi tempi, ci confessiamo reciprocamente…

Osservando l’Atélier- sito in Borgo del Correggio- l’occhio si ferma sulle tante foto esposte alle pareti, ritraenti modelle, attrici, uno squarcio del modo dei VIP e mi domando come sia lavorare con persone che gravitano palcoscenici, red carpets per sfilate con estrema “nonchalance “.

“Ah- sorride Rita- con le modelle è tutta un’altra cosa: le ho sempre trovate molto professionali, ben disposte al dialogo,addirittura alla ricerca di approfondimenti umani”

E poi le sfilate… chissà cosa si nasconde nel backstage…

“ E’ un mondo a sé – spiegano Rita e Davide- dove vedi i tuoi prodotti esposti, sotto gli occhi del pubblico , indossati, vivi ed è una cosa commovente “ e mentre lo raccontano gli si illuminano gli occhi.. ad entrambi.

“Ogni sfilata è unica, sembra sempre la prima volta. Mentre la modella sfila, osservi la tua creazione, se cade bene, se è armonica ”- chiariscono.

Anche per questo motivo- mi aggiornano Rita e Davide- prima di una sfilata, oltre allo stilista, compare la figura dello Stylist che cambia di volta in volta, che vede il prodotto finito con occhi diversi, non coinvolto emotivamente.

“ E’ importantissimo – evidenzia Davide- lo stilista spesso è troppo coinvolto perché vive l’abito passo a passo e  può essere poco obiettivo, mentre le stylist guarda , osserva, controlla con un occhio esterno e distaccato”

Qualche aneddoto?

“ Ricordi piacevoli-certo-  racconta Rita; quella volta che Nina Morich venne a sfilare portando con sé il figlio piccolissimo, una grande tenerezza  e pure Paola Barale testimonial di una sfilata, molto carina e in sintonia con me.

Maria Grazia Cucinotta gentile e simpatica, Alba Parietti, Marta Marzotto ed i suoi modi affettuosi e carini. E non dimentico la bellezza di Megan Gale …

Le più grandi soddisfazioni emotive, più intime?

“ Senza dubbio la possibilità di lavorare con mio figlio Davide- afferma Rita- è stata un’ottima idea, una scelta che rifaremmo. E poi, nei miei cassetti della memoria, un po’ più individuale e forse civettuola, la settimana vissuta presso lo show room di Gian Battista Valli, giorni di grande soddisfazione e gioia “.

Impegno che ha dato i suoi frutti !

 

martedì 24 novembre 2020

NOTE IN RETE DAL FARNESE - MAURO ERMANNO GIOVANARDI IN CONCERTO IL 28 NOVEMBRE a cura di Rita Guidi

  


Sarà il concerto intimo e personale, di grande forza espressiva, di un artista straordinario come Mauro Ermanno Giovanardi, nella cornice prestigiosa del Teatro Farnese, a concludere - sabato 28 novembre - la XIV edizione de 'Il Rumore del Lutto', rassegna culturale diretta da Maria Angela Gelati e Marco Pipitone.

L'esibizione sarà rilasciata in forma gratuita dalle ore 21 della stessa sera sui canali social della rassegna e su quelli del Complesso Monumentale della Pilotta, con cui si realizza l'evento.

Mauro Ermanno Giovanardi, cantautore raffinato e poliedrico, si muove nel panorama musicale italiano da oltre 30 anni: interprete, autore, performer, produttore discografico e, infine, direttore artistico.
Tra i creatori della scena underground nostrana, dopo aver fondato sul finire degli anni '80 i Carnival of Fools, abbraccia gli anni '90 sotto l'egida del successo, grazie ai La Crus, band la cui espressione si riflette entro atmosfere sfaccettate eppure accomunate da un'impronta inconfondibile, libera di muoversi tra rock, pop e tradizione cantautorale.
La voce inconfondibile, i testi, restano ancora oggi il denominatore comune di una carriera dalle differenti incarnazioni, in equilibrio tra progetti 'in solitaria' di grande respiro e clamorosi ritorni alla base, non ultima la reunion con i La Crus nel 2019. La sua è una storia in perfetto equilibrio tra la forza del rock e l'eleganza della musica d'autore; tra l'innovazione musicale e la qualità dei testi, in grado di dare lustro alla scena cantautorale nata tra gli anni '90 e i successivi.
In questo concerto, 'Joe' cucirà le diverse anime della propria storia, ispirato anche dalle tematiche de Il Rumore del Lutto, proponendo pezzi dei La Crus, come "Nera Signora" e "Come ogni volta", alternandoli a brani tratti dai suoi album solisti come "Io confesso" (vero capolavoro della musica italiana) e "Nel centro di Milano". Saranno eseguiti inoltre canzoni provenienti dal recente progetto "La mia generazione", oltre a veri e propri omaggi ai grandi cantautori della musica italiana ed internazionale.

giovedì 19 novembre 2020

GRANDE 'PRIMA' IN PILOTTA CON L'ETOILE ANTONELLA ALBANO IL 30 NOVEMBRE a cura di Rita Guidi

 


"La legge, e la prudenza, tengono sbarrate le porte della Nuova Pilotta. Ma la musica le apre al mondo". Con questa frase il direttore Simone Verde annuncia che il prossimo 30 novembre, a porte naturalmente chiuse, la Pilotta diventerà palcoscenico per una affascinante coreografia nel nome di Frida Kahlo. Il videoclip che ne sarà tratto girerà nel mondo del web, e non solo, portando ovunque le immagini del museo parmense. 

Ad esibirsi nei diversi ambienti del Museo sarà Antonella Albano, Prima Ballerina del Teatro alla Scala, che danzerà, con un suo progetto coreografico elegante, coinvolgente ed emozionante, su un brano composto per l'occasione dal Maestro Piero Salvatori, ripresa con la sapiente regia di Filippo Chiesa. A fare da scenario e, in realtà, ad essere co-protagonista del balletto sarà il complesso della Nuova Pilotta: il Teatro Farnese, innanzitutto, ma anche la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina ed i Saloni Ottocenteschi della Galleria Nazionale.

"A rafforzare questo emozionante colloquio ideale tra arte, musica e danza, sarà anche un'altra delle Arti, ovvero la poesia. Con un testo scritto, non a caso, da una artista tra le più espressive della storia dell'arte del Novecento, una vera e propria icona: Frida Kalho", sottolinea il Direttore Verde.

Di lei il bravissimo Paolo Rossini, leggerà i versi di "Ti meriti un amore". Parole davvero intense come quelle centrali della poesia: "Ti meriti un amore che voglia ballare con te,/ che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi/e non si annoi mai di leggere le tue espressioni".

Il videoclip è prodotto dal regista Filippo Chiesa, con la collaborazione della Nuova Pilotta che, con iniziative come queste vuole ricordare al pubblico che, anche quando sembra chiuso, un museo in quanto centro di ricerca e di reinvenzione permanente di se stesso, è comunque attivo, in qualche modo aperto. Esattamente come lo scorso lock-down è servito infatti a implementare e accelerare la progettazione, altrettanto sta succedendo in queste ore drammatiche in cui si sta tentando di fare di necessità virtù, lavorando al riallestimento di altri spazi, per una Nuova Pilotta, ora anche più grande grazie all'acquisizione degli impressionanti spazi delle Scuderie ducali: 1500 mq. in più.